Dopo il sequestro tutto archiviato

Nel 2019 per l’impianto di Santa Lucia erano scattati i sigilli, poi revocati
ATRI. Non è la prima volta che la Procura teramana indaga sulla discarica di Atri, da tempo al centro delle cronache per le proteste di cittadini e ambientalisti anche per una recente ipotesi di ampliamento ora bloccata.
La precedente inchiesta, quella che portò al sequestro, è stata archiviata nel 2020 dopo la richiesta fatta dalla stessa Procura. All’epoca ci furono dieci indagati tra vertici del Consorzio Piomba Fino (proprietario del sito) e Atri Ambiente (gestore) accusati a vario titolo di violazioni al testo unico ambientale. La richiesta di archiviazione fatta dal pm Davide Rosati era arrivata dopo che il tribunale del Riesame aveva dissequestrato il sito di contrada Santa Lucia accogliendo il ricorso presentato da Atri Ambiente, la società che gestisce in concessione l’attività di smaltimento dei rifiuti «Gli elementi probatori non appaiono idonei a sostenere l’accusa in giudizio», aveva scritto Rosati nella richiesta d’archiviazione poi accolta dal gip, «evidenziando al riguardo che dagli atti non sono emersi ulteriori elementi certi e, pertanto, idonei ad avvalorare che il calcolo dei volumi possa aver portato al superato del limite (autorizzato) della capacità totale della discarica. Nel qual caso la stessa sarebbe stata assoggettata alla preventiva valutazione d’impatto ambientale e, quindi, alla procedura di riesame dell’autorizzazione integrata ambientale afferente l’esercizio della discarica».I sigilli alla discarica di Atri erano scattati il 10 gennaio del 2019 quando i carabinieri del Noe avevano eseguito il decreto di sequestro. Sequestro successivamente revocato dai giudici del Riesame in accoglimento del ricorso presentato da Atri Ambiente.(d.p.)
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