Droga da Scampia, gli indagati sono 44

Il giudice: «A capo dell’associazione un uomo del clan camorristico Contini, minacce ai familiari di chi non pagava»
TERAMO. Il camorrista al vertice, la droga da Scampia, le minacce con pistola ai familiari di chi non pagava: è uno scenario certamente non nuovo per il Teramano, ma non per questo meno inquietante, quello che il gip dell’Aquila Guendalina Buccella tratteggia nelle 50 pagine di ordinanza che hanno portato all’arresto di undici persone tra Teramo, Ascoli e Napoli. Tutte accusate di far parte dell’associazione che gestiva il maxi traffico di cocaina, hascisc e marijuana partito da Napoli e approdato sulla costa abruzzese e marchigiana. Complessivamente sono 44 gli indagati a dimostrare la capillarità di un’associazione in cui, scrive il magistrato, «Umberto Schettino (48enne napoletano in carcere da febbraio (ndr),dimorante stabilmente in Corropoli, risulta ricoprire il ruolo di promotore, nonchè colui che mantiene i contatti con i rifornitori dello stupefacente presenti in Napoli e provincia. Egli ricopre il ruolo di sodale all’interno del clan camorristico Contini, attivo e radicato a Napoli, particolarmente dedito al traffico di sostanze stupefacenti».
Ed è in una dettagliata ricostruzione che il giudice, nell’accogliere le richieste d’arresto del pm della Procura distrettuale dell’Aquila David Mancini, mette nero su bianco il modus operandi dell’associazione uguale, in tutto e per tutto, a quello della camorra. Finanche, scrive il magistrato, «il reperimento e il sostenimento di spese legali, nonchè il mantenimento economico dei familiari dei soggetti tratti in arresto mediante versamento della paga settimanale durante i periodi di detenzione in istituti di pena, da parte dei sodali». E poi i grossi quantitativi di droga che settimanalmente arrivavano dal Napoletano, a cominciare da quartiere Scampia. «Con il controllo continuativo», prosegue l’ordinanza, « della fitta rete di vendita al dettaglio di cocaina nelle province di Teramo, Ascoli, Fermo ed Ancona, con l’onere in capo ai soggetti individuati per la cessione dello stupefacente, di versare periodicamente i proventi di tale attività ai promotori dell’organizzazione». E poi le minacce, continue e sistematiche, anche ai familiari. «L’adozione sistematica di minacce, anche di morte, e pressioni psicologiche» scrive ancora il magistrato, «ai danni dei sodali e nucleo familiari, ovvero i cessionari tossicodipendenti e dei delegati allo smercio della cocaina che ritardavano nei pagamenti delle somme di denaro dovute per la cocaina acquistata». E a questo proposito nell’ordinanza si fanno riferimento ad alcuni episodi di minacce di morte fatte proprio ai familiari (in particolari mogli e figli) di altri appartenenti all’associazione che non erano in regola con il pagamento delle partite di droga. Chiaro un passaggio dell’ordinanza: «Lo Schettino, sempre ponendo in essere comportamenti tipici degli appartenenti ad associazioni di criminalità organizzata, ha ostentato la sua forza intimidatrice per “recuperare” denaro dai suoi assoggettati anche mediante l’utilizzo di armi».
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