Droga ed estorsione, in sette a processo

31 Marzo 2016

Spaccio sul ponte di legno tra Giulianova e Cologna, dei nove arrestati due chiedono di patteggiare e gli altri vanno a giudizio

GIULIANOVA. In sette vanno a processo, in due scelgono di patteggiare: si chiude così l’udienza preliminare a carico dei nove nomi, in gran parte esponenti di famiglie rom, arrestati a settembre scorso con l’accusa di estorsione e droga. L’udienza preliminare si è svolta questa mattina davanti al gup Roberto Veneziano: per chi ha scelto il rito ordinario il processo inizierà ad ottobre, mentre i patteggiamenti saranno discussi ad aprile.

Andranno a processo Barbara Calvarese, Danilo Biancifiori, Claudia Francavillese, Piero Guarnieri, Cristina Di Rocco, Patrizia Saccia, Lillo Luciani, mentre hanno chiesto di patteggiare Mario Calvarese e Andrea Crispi.

Secondo la procura (il pm Luca Sciarretta è il titolare del fascicolo) il ponte di legno fra Giulianova e Cologna era il luogo preferito per lo spaccio. Piuttosto isolato, vietato alle auto, facilmente raggiungibile a piedi o in bicicletta: insomma il posto ideale per vendere e comprare droga senza dare troppo nell’occhio.

E l’operazione dei carabinieri di Giulianova guidati dal capitano Domenico Calore, scattata a settembre dopo una lunga indagine, venne chiamata proprio “Ponte di legno”. La maggior parte degli arresti è residente a Giulianova, mentre gli altri vivono tra Tortoreto, Cologna e Mosciano. L’indagine era partita l’anno scorso dopo l’arresto di due person proprio nei pressi del ponte di legno. Nel complesso i militari hanno sequestrato oltre un chilo di hascisc, 150 grammi di cocaina e 100 di eroina, oltre a 40mila euro.

L’inchiesta si è avvalsa di numerose intercettazioni telefoniche ed ambientali, delle informazioni fornite da alcuni acquirenti . Ma non c’è solo l’accusa di spaccio di droga: secondo la procura alcuni degli arrestati sarebbero anche responsabili di estorsione nei confronti di clienti che non avena pagato quanto pattuito per le dosi, circostanza questa che, secondo l’accusa, metterebbe in evidenza la pericolosità sociale delle persone arrestate. Pur avendo rapporti di “affari” tra di loro, oltre che in alcuni casi di legami familiari, i nove arrestati non avrebbero costituito una vera e propria organizzazione criminale: non è stato infatti contestato il reato di associazione per delinqueree zone interessate». (d.p.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA