Droga tagliata con il concime e venduta da ragazzini: 8 arresti

Sotto accusa i componenti di una famiglia di etnia rom accusati di spacciare dai domiciliari Per uno scatta l’accusa di estorsione a un tossicodipendente: «Se non paghi un’accettata in testa»
TERAMO. I numeri sono quelli di un mercato che nemmeno la pandemia frena. Decine di clienti (trenta quelli individuati ma molti di più secondo gli investigatori) e disponibilità di chili di cocaina ed eroina tagliati con concimi nocivi per ottenere più dosi: sono i punti fermi della maxi operazione antidroga portata avanti dai carabinieri della compagnia di Giulianova.
FIGLI USATI PER VENDERE. Quindici gli indagati e otto gli arrestati (quasi tutti facenti capo a una famiglia di etnia rom residente a Mosciano) con le pesanti accuse di detenzione e spaccio. Con una certezza: tre di loro erano già agli arresti domiciliari e dalle abitazioni continuavano, secondo l’accusa, a vendere la sostanza stupefacente. Spesso, sostengono i carabinieri, anche facendo consegnare le dosi dai figli minori. Un aspetto che lo stesso gip Lorenzo Prudenzano , che ha firmato le ordinanze, così sottolinea a pagina 38 del provvedimento: «La gravità delle condotte desumibile dalla sistematicità e dall’uso perfino dei propri figli minori, la circostanza che i fatti fossero avvenuti durante la sottoposizione a regime di detenzione infradomiciliare costituiscono circostanze che depongono per l’individuazione della custodia in carcere come unico presidio cautelare idoneo a fronteggiare i pericula libertatis posti dai prevenuti».
I NOMI. In carcere sono finiti Albano Di Rocco, 47 anni, residente a Mosciano; sua moglie Giuseppina Di Rocco, 47 anni; Maurizio Di Rocco, detto Mario/Jimmy, 46 anni, residente a Mosciano e Achille Di Rocco, 64 anni, sempre residente a Mosciano. Ai domiciliari Pasqualina Spinelli (moglie di Achille), 63 anni, sempre di Mosciano; Gianni Barlafante, 46 anni, di Mosciano (con il braccialetto elettronico); El Kbir Mzari, marocchino di 49 anni, residente ad Alba Adriatica (con braccialetto elettronico); Ubaldo Marini, 50 anni, di Alba Adriatica (quest’ultimo ai domiciliari in attesa della convalida visto che non è stato arrestato in esecuzione di un’ordinanza ma perché trovato in possesso di droga durante una perquisizione scattata nell’ambito della più vasta inchiesta).
I NUMERI. L'operazione, denominata “Take Away” è scattata all’alba di ieri e ha visto impegnati sessanta militari tra quelli della compagnia di Giulianova (guidati dal tenente colonnello Vincenzo Marzo) in collaborazione con i colleghi di Teramo e Alba Adriatica. L'indagine, che è partita da un'indagine dei carabinieri di Notaresco, ha permesso di accertare come gli arrestati, di cui cinque risiedevano tutti in un'unica palazzina a Mosciano, si facessero raggiungere sotto casa dai tossicodipendenti, utilizzando anche dei minorenni per la cessione delle dosi. Nel corso dell'attività di indagine, durata diversi mesi, sono stati rinvenuti e sequestrati complessivamente circa quattro chili di droga, che immessi sul mercato avrebbero fruttato ben 50mila euro. Alle sette misure cautelari e all'arresto in flagranza di oggi si aggiungono altri sei arrresti in flagranza effettuati da giugno a febbraio, 35 perquisizioni eseguite e 30 persone segnalate come assuntori.
L’ESTORSIONE. Uno dei destinatari delle misure cautelari, inoltre, è accusato anche di estorsione ai danni di un tossicodipendente che aveva contratto con lui un debito di oltre 9mila euro. E in questo contesto particolare il contenuto di una intercettazione telefonica in cui il tossicodipendente che non aveva pagato le dosi si sente dire: « «Tu domani fai quello che devi fare perché sennò ti do veramente un’accettata su in testa».
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