Due fratelli salvati dalla legge antisuicidi

22 Gennaio 2019

Imprenditori truffati da un socio all’estero accumulano debiti per due milioni ma si mettono al sicuro con 100mila euro

SILVI. Dietro alla chiusura di un’azienda, a un pignoramento, a un fallimento ci sono spesso storie intense, fatte di speranze deluse, di errori fatti in buona fede, di fiducia riposta male.
E quello che è accaduto a due fratelli di Silvi, M. e G. D.B. che erano soci della stessa società, ma a causa di un investimento infelice fatto all'estero in concomitanza anche con la crisi economica hanno contratto debiti di varia natura, soprattutto erariali e quindi iscritti a ruolo all’Agenzia delle Entrate-Riscossione.
Nel dettaglio l'indebitamento di ciascuno dei due fratelli ammontava a 400mila euro ciascuno poi lievitati, fra sanzioni aggi ed interessi, ad oltre un milione ciascuno. I due fratelli, ormai in un vicolo cieco a causa dell'eccessivo indebitamento, non avevano più alcuna possibilità economica di sbocco imprenditoriale e, grazie alle procedure di liquidazione intraprese ai sensi della cosiddetta "legge antisuicidi" (la legge 3/2012), potranno al termine della procedura riavviare una propria attività economica e riacquistare una credibilità bancaria e creditizia.
Tutto è iniziato nel 1989 quando i fratelli, insieme al padre, acquistarono un terreno agricolo ritenendo che presto sarebbe diventato edificabile, contraendo cospicuo un mutuo. Qualche anno dopo un cliente – uno dei due era agente di commercio– fallì e non onorò i debiti. La situazione finanzia della famiglia è dunque iniziata ad entrare in sofferenza e sono iniziati anche i primi mancati pagamenti all’erario. Nel 1994 ha iniziato a lavorare con M.D.B. anche il fratello e la situazione è sembrata migliorare. Ancor di più quando i due fratelli hanno iniziano ad esportare prodotti medicali in ex Jugoslavia e in Macedonia, dove hanno stretto prima rapporti commerciali e poi di amicizia con un imprenditore macedone. Progettando di costituire con lui una società, nel frattempo trasferiscono a quella del macedone una serie di beni per fare andare avanti l’attività che va a gonfie vele. A questo punto il macedone è sparito.
E’ stato il colpo finale: la situazione economica, finanziaria e fiscale degenerò in quella che i due fratelli definiscono «un vortice spaventoso». Decreti ingiuntivi, atti di precetto e pignoramenti immobiliari si susseguivano. Una situazione penosa, a prima vista senza uscita.
«Ma il ricorso alla procedura della legge antisuicidi», spiega l’avvocato Berardo Di Ferdinando che ha steso i piani di liquidazione per entrambi seguendo la situazione con il professionista nominato come Occ (Organismo di composizione della crisi da sovraindebitamento), Gianni D'Alessandro, «ha permesso ai due fratelli di estinguere i propri debiti con l'ex Equitalia offrendo una percentuale inferiore a quella minima del 16%, oggi possibile attraverso il cosiddetto "Decreto fiscale" (saldo e stralcio) che peraltro richiede il possesso di determinati requisiti minimi di reddito, al di sopra dei quali la percentuale da offrire all'Agenzia sarebbe superiore».
In particolare G.D.G. da un debito arrivato a 1.193.094,27 euro ha offerto il 2% pari ad 23.862 euro da versare in quattro anni. Invece M.D.B., da un debito di 1.144.789,83 euro ha offerto il 7,8% pari ad euro 89.293,61 sempre da versare sempre un quattro anni.
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