Due indagati per l’acqua adulterata

30 Agosto 2018

Chiusa l’inchiesta sulla donna ricoverata dopo aver bevuto dal rubinetto. Sotto accusa il Ruzzo per i lavori a una condotta

TERAMO. Le inchieste corrono parallele, ma questa è cosa ben distinta e diversa da quella sul sistema acqua Gran Sasso aperta dopo l’emergenza potabilità del 2017 e che, a carico di svariati indagati, ipotizza l’inquinamento ambientale.
Questa (pm titolare Stefano Giovagnoni) è quella aperta un anno dopo, esattamente a giugno scorso, sul caso di una 60enne di Casemolino di Castellalto finita al pronto soccorso per dei malori dopo aver bevuto l’acqua del rubinetto di casa. A conclusione delle indagini il pm ha iscritto due nomi nel registro degli indagati per adulterazione colposa delle acque: si tratta di due rappresentanti della Ruzzo Reti. Secondo la ricostruzione fatta dai carabinieri forestali su delega dell’autorità giudiziaria sotto accusa sono finiti i lavori effettuati in quei giorni sulla condotta idrica a Poggio San Vittorino. Lavori che, sempre secondo investigatori e inquirenti, avrebbero provocato un momentaneo e circoscritto sforamento dei limiti per quel che riguarda i valori di alcune sostanze quali alluminio e benzopirene.
Tra il materiale acquisito dagli investigatori proprio i risultati delle analisi fatte all’epoca dalla Asl teramana, subito dopo la segnalazione della donna. Secondo quelli dell’azienda sanitaria ci sarebbe stato uno sforamento dell’alluminio la cui presenza sarebbe risultata superiore al limite di legge e di benzopirene. Di diverso avviso la Ruzzo Reti che in quei giorni, proprio su questo caso, aveva diffuso una nota in cui precisava «che dalle proprie controanalisi, effettuate il 19 maggio scorso, alle ore 11 nell’abitazione da cui erano stati segnalati problemi e alle 12 nel fontanile della stessa via D’Annunzio, non sono emerse criticità, fatta eccezione per un livello di intorbidimento di poco superiore al limite consentito (3,9 e 1,5 contro il limite di 1 fissato dalla legge) e riconducibile ai lavori eseguiti a Poggio San Vittorino, nei giorni precedenti, sulla condotta principale Tronco Roseto». Per quanto riguarda il potabilizzatore, nella stessa nota, la Ruzzo escludeva «qualsiasi collegamento dato che l’impianto non è in funzione da circa due mesi. Si esclude inoltre che la causa sia da imputare al serbatoio della frazione di Casemolino che, in ogni caso, prudenzialmente, subito dopo la segnalazione è stato lavato. Le analisi sono state eseguite anche nei giorni successivi al 19 maggio sempre con esito negativo».
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