Due ultrà restano ai domiciliari I giudici: «Sono pericolosi»

20 Febbraio 2024

Il tribunale del Riesame respinge i ricorsi, giovedì udienza per discutere gli altri tre provvedimenti Rigettata anche la richiesta di uscire di casa per lavorare. I magistrati: «Potrebbero tornare a colpire»

TERAMO. «Pericolosi socialmente e pronti a colpire ancora»: è il filo conduttore delle due ordinanze con cui il tribunale del Riesame ha respinto i ricorsi presentati per chiedere la remissione in libertà di due dei cinque tifosi dopo i violenti scontri scoppiati in via Cupa prima del derby Giulianova-Teramo del 4 febbraio. Ai domiciliari sono finiti tre teramani, tra cui uno accusato di aver colpito un carabiniere ferendolo alla testa con una cinta, e due giuliesi. Per tutti le accuse sono quelle di rissa e lesioni. Ieri il tribunale del Riesame (collegio presieduto da Elvira Buzzelli) ha esaminato i primi ricorsi presentati dall’avvocato Nello Di Sabatino per due teramani tra cui quello accusato di aver materialmente colpito il militare che ha riportato una prognosi di dieci giorni (negli scontri è rimasto ferito anche un poliziotto che ha riportato la tessa prognosi). Giovedì il Riesame esaminerà gli altri tre ricorsi.
I giudici dell’Aquila hanno respinto anche la richiesta fatta di consentire ai due di recarsi al lavoro. «Non sono allegati», è scritto a questo proposito nelle due ordinanze di rigetto, «documenti idonei a provare lo stato di assoluta indigenza richiesto per prendere in considerazione la possibilità di autorizzare lo svolgimento di attività lavorativa da parte dell’indagato che sia sottoposto agli arresti domiciliari».
In merito al pericolo di reiterazione del reato i giudici hanno scritto: «Per quanto concerne le esigenze cautelari sussiste senz’altro il pericolo attuale e concreto di reiterazione di delitti della stessa indole di quelli per cui si procede. Depongono in tal senso le modalità della condotta, consistita nell’attiva partecipazione alla rissa. Proprio tale facilità a gesti violenti consente di ritenere particolarmente elevata la pericolosità sociale non circoscritta al mondo sportivo. La dinamica dei fatti tratteggia un’ipotesi in cui la manifestazione calcistica altro non è che un pretesto per dar sfogo a una personalità violenta, avvalendosi pertanto della forza».
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