Duomo gremito per l’addio a Falconi

In centinaia al funerale del poliziotto morto a 58 anni. Il ricordo della dirigente della squadra mobile: «Era stimato da tutti»
TERAMO. Colleghi, amici, istituzioni, semplici cittadini. In centinaia, ieri pomeriggio, si sono ritrovati dentro e fuori la cattedrale per l’ultimo saluto al commissario di polizia e vice capo della squadra mobile Ennio Falconi, morto in seguito a una malattia che lo ha strappato alla famiglia a 58 anni.
In chiesa, a stringersi al dolore della famiglia, c’erano tutti: il prefetto, il questore, il sindaco, i vertici delle varie forze dell’ordine, dipendenti della procura, magistrati. E sopratutto i colleghi, a partire da quelli della squadra mobile con i quali ha lavorato fino alla fine e che ne hanno portato il feretro a spalla sia all’ingresso in cattedrale che all’uscita. Una seconda famiglia, la polizia, per il commissario Falconi, come è stato ricordato nell’omelia anche dal cappellano militare, don Carmelo Pagano lerose, che ha concelebrato la messa insieme a don Cristian Cavacchioli. «Difficile in questo momento raccogliere i sentimenti che animano l’assemblea liturgica, la famiglia di Ennio, colpita dal dolore, della polizia di stato, la sua seconda famiglia», ha detto don Carmelo, che ha poi ricordato come il commissario Falconi abbia sempre svolto il suo lavoro «col cuore di un poliziotto vicino alla gente, che sapeva entrare nelle piaghe di un’umanità che spesso tocca con mano la propria fragilità. Raccogliamo l’eredità che Ennio ci lascia». Un poliziotto amato da tutti per le sue doti umane e professionali, come dimostrato anche ieri dall’affetto che gli è stato tributato fuori e dentro la chiesa. «Caro Ennio eri sempre il primo ad arrivare e l’ultimo ad andare via, amavi tantissimo la tua famiglia, il tuo lavoro, eri orgoglioso di essere un poliziotto», ha detto il capo della squadra mobile Roberta Cicchetti, con gli occhi lucidi, nel suo intervento, «Tutto il personale della squadra mobile chiedeva sempre il tuo parere, la tua opinione e tu ti prodigavi sempre a dare consigli, indicazioni, aiutando tutti a crescere e migliorare. Sapevi fare squadra dentro e fuori dall’ufficio». La Cicchetti ha poi ricordato come fosse «stimato come uomo e poliziotto da tutti i cittadini di Teramo», dai colleghi di tutte le forze dell’ordine, dai magistrati. Un ricordo, quello del commissario Falconi, che resterà scolpito nella memoria di tutti quelli che lo hanno conosciuto, e affidato dai figli a una lettera scritta dal padre di cui sono stati letti alcuni stralci. Poi, prima di chiudere la celebrazione, l’omaggio degli alpini, con l’omonima preghiera, e la preghiera di san Michele Arcangelo, protettore della polizia. Ad attendere il feretro, all’uscita della chiesa, il picchetto della polizia di Stato, seguito da un lungo applauso. Dal duomo i suoi colleghi, con le auto di servizio, lo hanno accompagnato in corteo fino a piazza Garibaldi, dove le auto si sono fermate per il saluto alla questura, per poi dirigersi al cimitero di Cartecchio, dove la salma è stata tumulata.
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