E’ pericoloso ma non è “matto”
«Non siamo più all'epoca dei manicomi e del "controllo sociale”». Nasce da un profondo rigore e da una certosina conoscenza dei fatti il post che lo psichiatra Domenico De Berardis pubblica su...
«Non siamo più all'epoca dei manicomi e del "controllo sociale”». Nasce da un profondo rigore e da una certosina conoscenza dei fatti il post che lo psichiatra Domenico De Berardis pubblica su Facebook. Perchè è uno dei medici del reparto di psichiatria che si è occupato del caso di M.I. «Non facciamo "psicopolizia" (cit. Manuele Arturo)», scrive, «e se smascheriamo un simulatore che agisce per una psicopatia puramente delinquenziale e non spinto da patologie psichiatriche (troppo spesso in passato "regalate", come si è appurato nel caso in questione) facciamo una cosa buona per la società e rendiamo onore ai "veri" pazienti psichiatrici che soffrono nella loro quotidianità e il loro carico di dolore senza commettere reati in serie e farla franca. Insieme a una mia collega sono uno di quelli che ha rifiutato il ricovero del suddetto individuo. Anzi non l'ho neanche minimamente considerato (il ricovero). E ne vado fiero, perchè per me sarebbe stato molto più facile e tranquillo ricoverarlo (pur senza motivo), per fregarmene delle conseguenze e non prendermi le responsabilità che mi sono preso. Sarebbe stata una scelta di comodo per me. Ma io agisco sempre secondo scienza e coscienza ». Spiega il medico: «Ho sottolineato come gli atti compiuti siano di pura natura delinquenziale e che il signore in questione ha compiuto reati di varia natura in più parti di Italia, millantando patologie allo scopo di eludere il sistema giudiziario. Peraltro nella mia consulenza ho segnalato la pericolosità sociale della suddetta persona (non ascrivibile ad alcun disturbo psichiatrico) sollecitando l'intervento della magistratura (che ha subito esaminato il caso)».

