«Ecco come rinascerà l’ex manicomio»

L’architetto Desideri spiega il progetto scelto per realizzare la cittadella della cultura: «Non sarà stravolto l’esistente»
TERAMO. Ventiquattromila metri quadrati destinati alla città. L’architetto e docente universitario Paolo Desideri entra nel dettaglio del progetto di recupero dell’ex manicomio. La commissione ha scelto il progetto di un gruppo di lavoro composto dall’Abdr, studio romano di cui Desideri è uno dei fondatori, dallo studio Mda (fondato dal docente universitario originario di Corropoli Marco D’Annuntiis), e per la parte ingegneristica dalla Promedia, dal docente e ingegnere Franco Braga, dal geologo Giorgio Di Ventura (consulenti Luigi Coccia e Iolanda Piersante) e altri collaboratori.
«La complessità del progetto risiede prevalentemente in due fattori», spiega Desideri, «primo: stiamo parlando di volumetrie costruite nel centro storico che indipendentemente dalla qualità architettonica fanno parte di un assetto morfologico che caratterizza la città. L’obiettivo è dunque non stravolgere il contesto. E’ come lavorare con un testo prevalentemente già scritto aggiungendo alcune parole. Il secondo fattore è l’estrema complessità ed eterogeneità dei programmi che il bando chiedeva di inserire». In sostanza dovranno convivere nella stessa struttura tre gruppi di funzioni con diverse caratteristiche: le funzioni universitarie, funzioni territoriali che ineriscono alla sede del Braga, agli spazi per le associazioni, alle attività della Asl, e infine un ultimo polo “grandi eventi”con il museo della psichiatria, la biblioteca dell’ex manicomio, un polo sanitario «con un pacchetto di servizi a disposizione della vecchia funzione psichiatrica», osserva Desideri, «e far convivere questi tre poli non è stato facile. La nostra idea è stata riuscire ad aprire il più possibile lo spazio nella percorrenza pubblica, costruire collegamenti fra porzioni di isolati separati da strade, anche ricavando porzioni di spazi ribassati. Credo che abbia suscitato apprezzamento il fatto che si riducono al minimo gli interventi volumetrici ex novo, con una strategia “omeopatica”, intervenendo con piccoli dosaggi di nuovo costruito e mettendo “a sistema” grandi quantità di costruito esistente. E’ primario non stravolgere l’aspetto morfologico».
Il rettore emerito Luciano D'Amico definisce il recupero dell’ex manicomio «un grande gesto d'amore dell'università verso la città. L'università non aveva bisogno di ulteriori spazi, anche se sicuramente il progetto migliorerà il suo funzionamento. Ma accettando di occuparsi di questo progetto offrirà alla città la condivisione delle proprie strutture, che è stata la linea conduttrice del mio mandato, offrendo ospitalità a tutte le attività proposte dalla città. Offrire a Teramo, in uno stesso luogo un teatro coperto da 500 posti di che giorno funziona come aula magna, un teatro-cinema all'aperto da 500 posti che di giorno funziona come una grande piazza a disposizione di tutti, un auditorium da 250 posti, significa rendere pulsante il cuore della città. E' un gesto d'amore e di riparazione verso coloro che hanno sofferto all'interno di quelle mura che, con l'esclusione delle mura medievali, verranno abbattute per la sola parte costruita al solo fine di contenzione agli inizi del 900, riaprendo in questo modo l’antica rete viaria del centro storico. Sono felicissimo che abbia vinto questo progetto: è riuscito a coniugare il pieno rispetto dell'esistente con l'inserzione di alcuni elementi, quali la grande lanterna notturna, che potrà lasciare un segno dell'architettura del 21° secolo in un percorso millenario di costruzione dell'identità della città». Un particolare citazione D’Amico la riserva all’Arts for brain «un centro di alta formazione artistica per portatori di disabilità mentale lieve che rappresenterà una nuova sfida formativa per l'ateneo e un grande atto di inclusione che arricchirà la nostra comunità». Il recupero potrebbe essere ultimato nella primavera 2023.
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