Edilizia, crisi infinita La Cisl: sempre meno appalti e imprese

«La ricostruzione può essere un’opportunità di rilancio ma solo se i cantieri verranno attentamente controllati»
TERAMO. Uscita dalla crisi? Una chimera per l’edilizia, almeno in provincia di Teramo. È il succo della nota con cui il segretario provinciale della Filca Cisl Giancarlo De Sanctis fa il punto della situazione sul settore. Lo fa numeri alla mano. Quelli del 2016 forniti dalla Filca delineano «un settore in cui, dopo aver toccato il fondo, non si riesce a risalire la china». L’anno scorso la massa salari è cresciuta del 4%, attestandosi ad € 25 milioni, con una perdita, rispetto al 2008, del 49%; le imprese attive sono diminuite del 3% (dal 2008 ad oggi siamo passati da 1.313 imprese a 643); i lavoratori sono diminuiti del 6%, attestandosi a 2.669 con una perdita di 3.023 posti di lavoro rispetto al 2008; le ore lavorate sono cresciute di 87.000, ossia +3%.
Dati contraddittori? No, spiega De Sanctis: «L'incremento esiguo della massa salari e delle ore lavorative, rispetto alla diminuzione di imprese e lavoratori, mostra un settore in cui lavorano sempre le stesse aziende, mentre le altre chiudono i battenti. Dall'analisi dei dati emerge un settore fortemente frammentato, con l'88% di aziende sotto a 5 dipendenti ed il 7% tra 6 e 9 dipendenti, carente di professionalizzazione e fidelizzazione dei lavoratori, con il 75% dei lavoratori nei due livelli più bassi, con aziende che non hanno lavoro e non hanno più risorse economiche, come dimostra l'incremento delle vertenze sindacali attivate dalla Filca Cisl di Teramo: 202 nel 2016, quasi una al giorno».
Tornano a salire, nonostante la crisi, le malattie e gli infortuni. «Le ore di malattia salgono del 3%, i casi e le ore di assenza per infortunio aumentano del 27%, questo a causa di ben 10 infortuni con assenze oltre i 30 giorni».
In questo quadro s’inserisce l’emergenza terremoto. Per gli eventi sismici 2016/2017 in provincia ci sono, fa rilevare la Filca, «18.348 edifici danneggiati, 78 scuole inagibili e 200 chiese danneggiate. Quanto all'evento sismico del 2009, devono ancora partire o essere completati i piani di ricostruzione degli 8 comuni del cratere, con interventi preventivati pari a 290 milioni, oltre a quelli dei 25 comuni fuori cratere per oltre 100 milioni di euro di lavori». E ci sono i danni causati dal maltempo, stimati in 450 milioni.
De Sanctis conclude: «Stiamo lavorando come Filca Cisl, insieme alle altre parti sociali del settore, per istituire un tavolo di lavoro specifico per i cantieri della ricostruzione che sia in grado di monitorare il cantiere sin dal primo giorno di apertura. I dati raccolti permetteranno di seguire la sicurezza del cantiere sino alla sua chiusura, di verificare la regolarità contributiva dell'impresa presso le Casse edili e di controllare che la mano d'opera presente sia congrua con la tipologia di lavoro in esecuzione. Tale sistema di prevenzione permetterebbe di trasformare tutte le risorse che lo Stato metterà a disposizione per la ricostruzione in economia reale per il territorio, invertendo il forte stato di crisi che si protrae dal 2008; non governare questi processi equivarrebbe a far finire tali risorse nel sommerso».

