Effetto domino all’Ater Altra palazzina sgomberata

Si allunga l’elenco degli sfollati, una ventina di famiglie senzatetto a Colleatterrato Sono ormai 26 le case popolari dichiarate inagibili. Brucchi: «Preoccupante»
TERAMO. Sembra un’immensa, drammatica, partita a domino. Le palazzine dell’Ater “cadono” una dopo l’altra sotto i colpi delle verifiche. Un’altra palazzina dell’Ater a Colleatterrato è stata classificata B, cioè inagibile con lavori da fare per la messa in sicurezza. A Teramo si è arrivati a 26 edifici dell’Ater dichiarati inagibili. Un dato definito «preoccupante» dal sindaco Maurizio Brucchi.
E quindi un’altra ventina di famiglie andrà a ingrossare lo stuolo dei quasi 1.500 sfollati.
Di questi, più di 870 hanno accettato il contributo per l’autonoma sistemazione. I soldi per i pagamenti sono nella disponibilità del Comune e si stanno già liquidando le prime mensilità. Il sindaco ricorda che ovviamente i pagamenti vengono fatti «man mano che maturano le condizioni stabilite dall’ordinanza. Innanzitutto le pratiche devono essere complete: alcuni avevano sbagliato l’Iban. Stiamo pagando tutto, quando ci sono i requisiti».
Domani intanto riapre la scuola Noè Lucidi. Anche se una ventina di genitori ha inviato una lettera aperta al sindaco e alla dirigente scolastica chiedendo di procrastinare il rientro nello stabile. Per loro è più sicuro rimanere alla Zippilli e al Parco della Scienza. «Noi abbiamo messo a disposizione scuola la settimana scorsa: abbiamo fatto i lavori, rinforzando tutti i solai», commenta il primo cittadino, «Il consiglio d’istituto ha deciso di riaprire il 20. Per me potevano rientrare pure il 7 gennaio. Ho ridato la scuola con i lavori finiti e con i certificati tecnici». Proseguono intanto le verifiche delle palestre e di tutte le strutture sportive cittadine.
Sul fronte delle verifiche degli edifici privati la svolta dovrebbe essere rappresentata dalla nuova ordinanza della Protezione civile che consente i sopralluoghi anche ai liberi professionisti. «In tre mesi ce la dovremmo fare a smaltirle con il nuovo sistema per cui un singolo cittadino nomina un proprio tecnico e fa fare la verifica. D’altronde se non si fanno non si quantifica il danno per chiedere i fondi al governo per la ricostruzione», spiega Brucchi. (a.f.)
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