Emergenza case, nuovo piano in via Longo

18 Febbraio 2019

Il sindaco punta sulla riqualificazione degli edifici dopo l’abbandono del progetto di housing sociale: ora cerchiamo i fondi

TERAMO. Implementare il patrimonio di edilizia pubblica, partendo dal recupero degli immobili esistenti, per dare una risposta celere all’emergenza abitativa sul territorio. È questa, secondo il sindaco Gianguido D’Alberto, una delle priorità dell’amministrazione comunale, intenzionata a dare un’accelerazione alla riqualificazione delle palazzine di Via Longo. Il modello a cui pensa il primo cittadino è quello del Corviale, nella periferia sud-ovest di Roma, «dove il progetto di riqualificazione ha conservato la forte impronta sociale sul quartiere». In ogni caso il nuovo piano sarà condiviso con ordini ed università, con il Comune che ha già ricontattato la Fondazione Patrimonio Comune dell’Anci per valutare la possibilità di farsi supportare da quest’ultima nell’individuazione di nuove fonti di finanziamento.
«A fronte dell’emergenza abitativa che sta esplodendo sul territorio l’obiettivo prioritario deve essere quello di rimpolpare il patrimonio di edilizia residenziale pubblica a disposizione del Comune», sottolinea D’Alberto, «ed in quest’ambito la riqualificazione di via Longo diventa fondamentale. Ci sono tanti cittadini che ci chiedono perché non possono andare in quelle case. Dal punto di vista sismico sono agibili, ma per il resto sono in uno stato di totale degrado». Da qui la necessità di chiudere quanto prima l’iter relativo al vecchio progetto, sicuramente prima di fine giugno, e lavorare per l’avvio del progetto di riqualificazione delle palazzine. «La vecchia amministrazione aveva coinvolto, per un’azione di consulenza e supporto, la Fondazione Patrimonio Comune dell’Anci», continua il primo cittadino, «noi abbiamo già ripreso i primi contatti, facendo presente che la situazione è cambiata, e vorremmo avvalerci di quest’ultima per individuare nuove fonti di finanziamento».
Fondamentale, in ogni caso, secondo il sindaco, è ispirarsi a quei modelli di edilizia popolare che hanno realmente coniugato impronta sociale e qualità della vita dei residenti, come appunto la riqualificazione di Corviale. «Il vulnus di via Longo, come abbiamo detto tante volte, era proprio quello di non avere in sé alcuna impronta sociale, tanto che la quota di abitazioni di edilizia pubblica passava da 96 a 15», conclude D’Alberto, «Il problema è che nel corso degli anni quest’ultima è stata completamente abbandonata, mentre oggi viviamo in un momento in cui è indispensabile per dare risposte sul piano sociale. Anche per questo il mio appello alle istituzioni, a partire della Regione, è di tornare ad investire sull’edilizia pubblica, a fare programmazione».
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