Emozione per l’auto della scorta di Falcone

10 Maggio 2019

Esposta in piazza Martiri la teca con i resti della vettura distrutta dall’esplosione. Tanti studenti alla manifestazione

TERAMO. «Non è facile iniziare questo mio intervento dopo aver visto la teca in cui sono contenuti i resti di tre servitori dello Stato che lo Stato non ha saputo salvare». È nelle parole di Leonardo Guarnotta, l’ex magistrato del pool antimafia di Palermo con Falcone e Borsellino, che prende forma l’impatto dirompente dell’iniziativa promossa dal Premio borsellino tutto l’anno e dall’Associazione “Falcone e Borsellino” con il patrocinio della polizia di Stato e del Miur e che ieri ha visto l’esposizione, in piazza Martiri della teca contenente i resti della Fiat Croma blindata della scorta di Giovanni Falcone. L’auto, denominata “Quarto Savona 15” e distrutta nella strage di Capaci, era quella in cui viaggiavano i tre uomini della scorta Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani, che quel giorno persero la vita inseme al giudice e a sua moglie Francesca Morvillo.
Ed è proprio l’immagine di quell’auto accartocciata a rappresentare il sacrificio di chi ha dato la vita per la legalità. La manifestazione, alla quale hanno partecipato numerose scuole, ha visto l’intervento, oltre che di Guarnotta, anche di Luigi Savina, vice capo della polizia e presidente del Premio Borsellino, di Tina Montinaro, vedova del caposcorta, del rettore Dino Mastrocola, del sindaco Gianguido D’Alberto, del prefetto Graziella Patrizi. In piazza tutti i rappresentanti delle forze dell’ordine e delle organizzazioni sindacali. Organizzazioni sindacali per le quali l’iniziativa è andata di pari passo con la battaglia per salvare la Selta. A parlare, dal palco, è stato Albano Ferri, rappresentante della Rsu della Selta per la Fim Cisl. «Lavoro da 37 anni, da quando ne avevano 19», ha detto, «La mia azienda in questo momento è in forte crisi, ci sono 80 famiglie che rischiano di perdere il lavoro,e nel teramano ci sono tante altre aziende nella stessa situazione. Voi vi starete chiedendo cosa c’entri questo con la legalità. C’entra perché le mafie, l’illegalità, si nutrono di queste cose. Quando in un territorio non c’è lavoro, quando le persone non riescono ad arrivare a fine mese, la mafia ne approfitta». Poi l’invito ai ragazzi a studiare, «perché l’illegalità si combatte con la cultura». Tra gli interventi quello del sindaco Gianguido D’Alberto. «La malavita organizzata oggi non è più solo pizzo ma imprenditoria con aspirazioni monopolistiche», ha detto D’Alberto, «La pericolosità della mafia sta perciò nella sua capacita di porsi come contropotere che tende ad avere il controllo sociale e, lentamente e progressivamente, a inserirsi nelle istituzioni fino a sostituirsi ad esse. E se ho invitato tutti voi ad una vigilanza civica attenta e consapevole, ho il dovere di ricordare a chi opera nelle istituzioni, me per primo, che la nostra responsabilità è doppia proprio per l'autorevolezza e l'alta disciplina civile che il nostro ruolo ci impone». (a.m.)
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