Endocrinologia, pazienti come sardine

21 Marzo 2017

Atri, eseguite 25.654 prestazioni nel 2016 ma la sede è inadeguata. Spostarla costerà 750mila euro

ATRI. E’ un reparto che sicuramente porta lustro alla Asl, l’endocrinologia del San Liberatore. Anche se a ben guardare la sede in cui è ubicato sembra il contrario. Pochi locali e pure malridotti stridono con i numeri da record del reparto diretto da Bruno Raggiunti. Nel 2016 sono state eseguire 25.654 prestazioni, di cui 167 day hopital, 261 ricoveri ambulatoriali complessi, 348 day service. Con il 35% di prestazioni imputate a pazienti fuori regione. Che hanno portato alla Asl un bel guadagno, intorno ai 520mila euro.

Tutto questo lo fanno tre medici, quattro infermieri e un Oss.

Da tempo si dice che il reparto deve essere trasferito dov’era prima l’ostetricia, chiusa ormai più di un anno fa. Un reparto nuovo, certamente migliore dei locali con infiltrazioni d’acqua e muri scrostati che ospitano adesso l’endocrinologia. In cui i pazienti avranno la propria privacy e non saranno costretti ad aspettare ammassati in un corridoio. Ma non è così facile.

Trasferire il reparto costerà alla Asl la bellezza di 750mila euro. Non è un semplice spostamento di mobilio e tutt’al più lo spostamento di qualche tramezzo. Per legge se si sposta un reparto si devono adeguare i locali alle più recenti normative sulla sicurezza. E quindi si dovranno rifare tutti gli impianti e altro ancora.

La Asl comunque ha approvato il progetto e il trasferimento si farà, anche se sarà costoso. Tantopiù che il reparto è fonte di guadagno per la Asl.

Ma può essere spunto per una riflessione. Ormai i datati quattro ospedali pensati con una concezione degli spazi sanitari vecchia di decenni per essere resi più funzionali – e sicuri – comporteranno spesi di decine di milioni. Tranne l’ospedale di Sant’Omero, gli altri tre sono stati realizzati fra gli Anni 60 e 70. L’esempio di endocrinologia è chiaro. (a.f.)

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