Ente parco e Wwf: no alla draga

10 Luglio 2015

Bocciato il nuovo sistema di pesca proposto dalle vongolare

PINETO. E’ scontro tra pescatori ed ambientalisti sull’uso della “draga vibrante” all’interno del parco marino del Cerrano. Di questo nuovo sistema di raccolta vongole, proposto dai pescatori, se ne parlerà il 16 luglio nella conferenza regionale sulla pesca convocata dall’assessore Dino Pepe. Il Wwf Abruzzo in una nota ribadisce che «se si vogliono trovare soluzioni a eventuali problemi economici del settore ittico questo non dovrà avvenire a scapito dell’unica riserva naturale marina della nostra regione ampia poco più del 5% di tutta la costa abruzzese».

L’associazione ambientalista vuol «evidenziare i limiti degli studi prodotti dai vongolari diretti a farsi autorizzare a tale tipo di pesca, evidenziamo l’impossibilità di garantire la tutela dei fondali con metodi di pesca altamente impattanti come draghe o rastelli che, finiscono per arare e compromettere i fondali raschiando via tutto quello che trovano: gasteropodi, bivalvi, crostacei, policheti, echinodermi, alghe, uova e pesci».

Sul piede di guerra scende anche l’ente parco del Cerrano che ricorda: «Come è noto da anni si verificano continue violazioni del perimetro dell’Amp da parte di vongolare munite di turbosoffianti in spregio alle normative di tutela poste a garanzia di questa come delle altre aree marine protette italiane. Della vicenda si sono occupate più volte le forze dell’ordine e la magistratura in base a dettagliati esposti sulle violazioni effettuate.Ora per superare il divieto di legge, si vuole far passare per pesca artigianale un tipo di attrezzo, la draga vibrante, che nella laguna di Venezia viene utilizzata per la pesca professionale, essendo uno strumento proprio della pesca industrializzata. In termini di impatto ambientale sui fondali non si vedono differenze tra il nuovo modello proposto ed il vecchio, costituito dalla draga idraulica (turbosoffiante)». C’è chi fa notare che il divieto di utilizzare un determinato metodo di pesca all’interno di un’area marina protetta non deriva da differenze nella denominazione degli attrezzi utilizzati o da semplici accorgimenti tecnici, ma dagli effetti che tali attrezzi hanno sugli habitat e sulle specie che l’area marina protetta deve tutelare. L’Amp conclude: «purtroppo la Regione Abruzzo continua ad escludere la possibilità di partecipazione delle associazioni ambientaliste e delle associazioni di altre categorie, diverse dai pescatori, ma ugualmente interessate alla gestione delle risorse naturali (balneatori, albergatori e commercianti che operano nell’Amp Torre di Cerrano), a momenti di confronto come quello di oggi».

Domenico Forcella

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