Eroina e cocaina, sgominata una banda

25 Gennaio 2018

Nove arrestati, due sono albanesi che spacciavano a Martinsicuro. Si sono fatti pagare la droga anche con un’Audi A6

MARTINSICURO. Martinsicuro crocevia dell’approvvigionamento e lo spaccio di droga fra San Benedetto del Tronto, Ascoli Piceno e Napoli. A tessere la ragnatela del commercio di stupefacenti era un’organizzazione - decapitata dai carabinieri del reparto operativo del comando provinciale di Ascoli Piceno, diretti dal maggiore Pompeo Quagliozzi e coordinati dal tenente colonnello Ciro Niglio - formata da nove persone (italiani e albanesi) finite in carcere e ai domiciliari. Un elemento, in particolare, denotava la scaltrezza della banda: il confezionamento di cocaina ed eroina destinate alle piazze truentine e picena, specie per la movida, avveniva in piccole dosi poi nascoste in cilindri di plastica o metallo come quelli utilizzati, ad esempio, per contenere l’aspirina. La banda preferiva fare la spola fra Marche e Abruzzo anche più volte al giorno trasportando piccole quantità. Il baratto è stato l’altro particolare elemento emerso nel corso delle indagini, a cui hanno partecipato un elicottero del 5° Nucleo Elicotteri di Pescara e due unità antidroga del Nucleo Cinofili Carabinieri di Pesaro. In un caso, infatti, i due albanesi residenti con le famiglie a Villa Rosa di Martinsicuro, in regola con il permesso di soggiorno, avevano ricevuto un’Audi A6 ora sequestrata (del valore indicativo di circa 18mila euro) in cambio degli stupefacenti. Un altro canale per l’approvvigionamento era Napoli, dove è stato arrestato un italiano.
L’operazione denominata “Orange” – coordinata dal procuratore capo di Ascoli Piceno Umberto Monti e condotta dal sostituto procuratore Lorenzo Maria Destro – è scattata ieri all’alba, nel capoluogo marchigiano, a Martinsicuro e Pozzuoli. I carabinieri piceni, in collaborazione con i colleghi territorialmente competenti, hanno eseguito ordinanze di custodia cautelare, emesse dal gip del tribunale di Ascoli Piceno Annalisa Giusti, nei confronti di sei persone (quattro italiani e due albanesi) accusate di detenzione illecita di stupefacenti, continuata e in concorso. Contestualmente sono stati eseguiti dieci decreti di perquisizione, anche nei confronti di altri indagati (uno è stato denunciato). L’indagine ha avuto avvio in un periodo particolarmente critico per il territorio ascolano, quello degli eventi sismici del 2016 e della straordinaria nevicata del gennaio 2017, durante i quali i carabinieri erano impegnati nel portare aiuto alla popolazione ma anche a prevenire reati predatori. Ed è proprio in questo contesto che è scattata l’inchiesta dalla quale era emerso il coinvolgimento di alcuni soggetti, già conosciuti alle forze dell’ordine, nello spaccio di eroina e cocaina. Il nome dell’operazione Orange deriva dalla denominazione di un bar di Ascoli Piceno dove avvenne una rapina nell’ottobre 2016 per la quale caddero i sospetti su alcuni soggetti. Partirono intercettazioni telefoniche ed ambientali e furono analizzati anche i linguaggi criptati che portarono a scoprire, nei confronti dei sospettati di rapina, il traffico di droga.
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