Esodo da Castelli, il paese fantasma

Con la chiusura del centro storico interdette tutte le storiche botteghe della ceramica. A rischio l’unica via d’accesso
CASTELLI. «Castelli si sta trasformando in un paese fantasma». E’ il grido disperato dei cittadini del famoso borgo della ceramica colpito duramente dall’ultima scossa di terremoto che ha aggravato i danni provocati dalla scossa del 24 agosto e prima ancora dal sisma dell’Aquila. I danni maggiori sono nel centro storico nel quale è stata istituita una zona rossa con chiusura per pericolo crolli, interdizione all’ingresso anche pedonale e sgombero di tutti i residenti e delle attività commerciali. Un colpo al cuore del paese della ceramica che dal 2009 si porta dietro problemi ancora irrisolti di una ricostruzione che va a rilento a causa delle lungaggini burocratiche e che ora, come hanno affermato i cittadini, «è ferito a morte». «Il nostro paese sta morendo a causa dei danni al patrimonio storico e architettonico, al turismo, primaria fonte di reddito per oltre il 90% della popolazione, e dello spopolamento, effetto indiretto ddel sisma» spiegano addolorati gli abitanti che in parte sono stati costretti ad allontanarsi dal borgo dopo il 6 aprile del 2009 e dopo i più recenti terremoti.
Con la chiusura del centro storico sono state interrotte molte attività commerciali, l’ambulatorio dell’unico medico di base, la farmacia, l’edicola e le tante botteghe della ceramica. «La nostra è l’unica edicola in paese ed è situata lungo una delle vie del centro», racconta la signora Marina, proprietaria dell’attività commerciale, «l’abbiamo rilevata quattro anni fa per far sì, visto che quella che c’era prima era stata chiusa dopo il 2009, che nel nostro paese arrivassero i giornali e quindi per mantenere vivo il paese dal punto di vista culturale e dell’informazione. Oggi però siamo stati costretti a chiuderla e non sappiamo ancora se possiamo riaprire. Trasferirci è da valutare perché qui il locale è di proprietà e in centro non ci sono altri locali agibili. Abbiamo un altro negozio, una merceria sempre nel centro storico che dopo il 2009 abbiamo sistemato con le nostre risorse e ora non sappiamo se dobbiamo chiuderla di nuovo». La difficile situazione di Marina è la stessa di tanti ceramisti che hanno la loro bottega in centro, una delle quali è situata nella sede dell’antica casa di Orazio Pompei, uno dei massimi ceramisti del 1500. «Ancora non sappiamo come evolverà la situazione», dice un altro commerciante, «ora il mio negozio di ceramiche è chiuso e non posso lavorare né nelle vendite né nel laboratorio adiacente. Già la crisi ci aveva colpiti, ma ora i terremoti hanno fatto precipitare la situazione». Gli ultimi eventi sismici hanno aggravato anche i danni allo stabile del municipio situato nella centralissima piazza Roma che ha subito gravi lesioni e che verrà trasferito nelle prossime ore nel centro ceramico della zona artigianale all’ingresso del paese. «La chiusura del centro storico è stata una scelta obbligata», ha dichiarato il sindaco Rinaldo Seca, «c’è da comprendere che in un paese che vive di turismo e che fa leva sulla sua bellezza e sulle sue attrattive è un fatto di gravità inaudita, ma ci impegniamo entro le nostre possibilità affinchè la vita dei cittadini e le attività produttive possano ripartire il prima possibile».
Danni nel museo delle ceramiche, nella sede provvisoria di via Salita Paradiso, con lesioni a tre opere di valore della collezione dei grandi ceramisti castellani del 1500-1600. «Tali opere necessitano di un urgente restauro per non rendere incompleta l’importante collezione», dice Raffaello Di Simone, consigliere delegato alla cultura del Comune di Castelli, «purtroppo la sede del vecchio museo ha riportato altri gravissimi danni e il crollo alla volta della chiesa della Madonna dell’Angelo in stile barocco adiacente ha provocato il danneggiamento della cantoria in legno intarsiato di grande valore storico presente nell’edificio. Per fortuna la chiesa di San Donato non ha riportato danni». Per ora il bilancio è drammatico: ci sono quaranta famiglie sfollate, anche nelle frazioni ci sono molte abitazioni inagibili, i cimiteri sono stati chiusi e potrebbe essere necessaria la chiusura della strada provinciale 37, unica via d’accesso al paese, per i crolli delle abitazioni che si affacciano sulla via.
Adele Di Feliciantonio
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