Esplodono le rivalità interne al Carroccio

Il risultato di Costantini è stato determinato dai voti che Di Matteo ha fatto confluire su Di Lorenzo
TERAMO. Nella lotta intestina che da diversi mesi si sta sviluppando all’interno della Lega teramana, il presidente della Provincia e sindaco di Notaresco Diego Di Bonaventura sta diventando il bersaglio di rimbalzo di chi avrebbe voluto interferire sulle recenti assegnazioni delle deleghe ai consiglieri eletti a dicembre. Il “casus belli” sarebbe la delega alla viabilità riassegnata al consigliere di Civitella del Tronto Gennarino Di Lorenzo, che non risulta tesserato per la Lega ma era “portato” dal consigliere regionale leghista Emiliano Di Matteo. I voti convogliati su Di Lorenzo avrebbero determinato il secondo posto nella lista di Jwan Costantini, che puntava invece alla prima posizione. Un risultato che avrebbe consentito al sindaco leghista di Giulianova di rivendicare il titolo di vice presidente, oltre a una delega di peso. Di Matteo però, che nel 2019 fu sponsor attivo, assieme a Paolo Gatti, di Costantini candidato sindaco, ha rotto le uova nel paniere e Costantini si è dovuto accontentare di altre deleghe, ritenute non soddisfacenti da lui e dal partito.
Altro ruolo determinante, per le elezioni provinciali e le successive assegnazioni di deleghe, lo ha recitato il sottosegretario della giunta regionale Umberto D’Annuntiis, di recente passato a Fratelli d’Italia. Per le deleghe provinciali D’Annuntiis si è speso molto per Lanfranco Cardinale che, non casualmente, viaggia nelle assegnazioni degli incarichi con Gennarino Di Lorenzo: i due si dividono la pesantissima delega alla viabilità. Insomma, in diversi – fuori e dentro il partito – hanno remato per comprimere le aspettative della Lega.
Sulla vicenda nel suo complesso interviene Fiore Febbraro, già vice coordinatore provinciale della Lega, commissario del partito a Giulianova, Atri e Silvi ed ex responsabile organizzativo per la provincia di Teramo, che sostiene: «Ormai la Lega è diventato un contenitore vuoto dove i pochi tesserati sono quelli vicini ai ruoli istituzionali, direttamente o indirettamente. Ma in politica contano i voti e alle prossime consultazioni verificheremo ciò che sto affermando. Il partito naviga a vista senza avere alle spalle una grossa rappresentanza popolare. Andrea Scordella di Silvi è l’unico sindaco della Provincia eletto con la Lega, ma è rimasto muto sulle recenti vicende forse perché spera in una ricandidatura. Anche i deputati Giuseppe Bellachioma e Antonio Zennaro non prendono posizione».
Si intuisce che in provincia di Teramo ci siano più Leghe, una che fa capo a D’Eramo, un’altra che punta (in silenzio) su Di Matteo e la terza che fa capo all’assessore regionale al sociale Pietro Quaresimale, che appare equidistante dalle varie situazioni di contrasto. «Io penso ad amministrare», dichiara spesso. C’è infine la Lega “centrifuga” che ha spinto il consigliere regionale Toni Di Gianvittorio a lasciare il Carroccio per approdare su altri lidi.
Fazioni interne a parte, la nota di ieri di D’eramo fa intravedere un futuro molto difficile per la coalizione di centrodestra in provincia di Teramo.
Alfonso Aloisi
©RIPRODUZIONE RISERVATA .

