Esplosione nella ditta di botti: ispezione della polizia olandese

L’autorità giudiziaria di Amsterdam indaga sulla commercializzazione all’estero di alcuni prodotti L’azienda resta sotto sequestro dopo che la prefettura ha revocato le varie autorizzazioni
TERAMO. L’inchiesta della Procura teramana sui fuochi d’artificio prodotti nella fabbrica di Caprafico, quella in cui nel febbraio dell’anno scorso ci fu l’esplosione con la morte di un dipendente, ha intersecato l’interesse della Procura olandese che nei mesi scorsi ha aperto una sua indagine su alcuni prodotti pirotecnici commercializzati all’estero dall’azienda.
E proprio nell’ambito di questi accertamenti l’autorità giudiziaria di Amsterdam ha inviato in Italia un pool di poliziotti da ieri a Teramo per dei sopralluoghi in corso nell’azienda di Caprafico, che resta sotto sequestro, e per l’acquisizione di documentazione.
Nel fascicolo, ormai in chiusura, della Procura teramana per omicidio colposo e lesioni gravi (pm titolare Stefano Giovagnoni) è entrato anche il provvedimento con cui la prefettura a fine ottobre ha revocato vari decreti di autorizzazione alla ditta di botti di Caprafico.
La prefettura ha messo nero su bianco che nel corso di vari sopralluoghi fatti nel sito sarebbe stato accertato il mancato rispetto delle prescrizioni imposte dalla normativa. Un provvedimento amministrativo, quello di revoca delle autorizzazioni che segue quello di sospensione dopo l’esplosione, e che può essere impugnato davanti ai giudici del Tar. L’inchiesta, in cui ci sono due indagati tra cui il titolare Elio Di Blasio e un altro rappresentante della ditta, è in corso dopo la violenta esplosione in cui rimase ucciso il 62enne dipendente Dino Trignani e ferito un altro dipendente di 43 anni. L’esplosione avvenne nell’area esterna della fabbrica mentre Trignani stava provando dei fuochi d’artificio. I due dipendenti erano in un’area esterna di prova, a circa 800 metri dallo stabile della ditta, che veniva usata sia per le prove di nuovi prodotti e sia per l’eliminazione degli scarti.
A dicembre scorso, intanto, nella fabbrica c’è stato un sequestro di 17 chili di materiale esplodente e polvere pirica e sulla pericolosità di questo materiale è in corso una super perizia disposta dal gip Marco Procaccini con la formula dell’incidente probatorio (in questo caso inchiesta del pm Silvia Scamurra). All’epoca, dopo la scoperta del materiale per il titolare dell’azienda, il 71enne imprenditore Di Blasio, scattarono gli arresti domiciliari successivamente revocati dal tribunale del Riesame dell’Aquila che ha accolto il ricorso della difesa sulle esigenze cautelari.
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