“Ester siamo noi”, in tanti ricordano l’oncologa uccisa

Centinaia di persone al corteo silenzioso con candele e palloncini bianchi La conclusione al Kursaal dove si è parlato di stalking e soprusi sui più deboli
GIULIANOVA. Tanta gente e anche tanta commozione mercoledì sera alla fiaccolata organizzata per ricordare la figura di Ester Pasqualoni, il medico assassinato nel parcheggio dell’ospedale di Sant’Omero. Il corteo, segnato dalle luci delle candele che in tanti hanno voluto sorreggere per una più stretta vicinanza alla dottoressa e a tutte le donne vittime della violenza, si è composto in piazza Fosse Ardeatine, ha percorso via Nazario Sauro raggiungendo piazza Dalmazia ed il lungomare Zara per terminare all’interno del Kursaal. All’inizio del corteo un grande striscione con su scritto “Ester siamo noi”. Molti i bambini in prima fila che hanno voluto testimoniare la loro presenza attraverso palloncini bianchi simbolo di innocenza e di purezza.
Sono stati proiettati i video realizzati dagli studenti dell’istituto alberghiero “Venanzo Crocetti” di Giulianova e dal polo liceale “Saffo” di Roseto, sulla violenza di genere e il cyberbullismo. Tra gli interventi quello di Marilena Andreani, presidente della commissione paro opportunità giuliese, che ha tracciato un ricordo della dottoressa Pasqualoni. Hanno preso la parola anche la responsabile del “Codice rosa” del pronto soccorso del Mazzini Carmela Di Sante, lo psichiatra Domenico De Berardis, le psicologhe del centro antiviolenza “la Fenice” e le volontarie dello sportello antiviolenza della Croce Rossa di Giulianova. Una lettera toccante è stata letta a nome del pubblico da Remo Mercuri. Tra il fiume di gente anche la madre di Jennifer Sterlecchini, la giovane ventiseienne pescarese brutalmente uccisa dall’ex fidanzato nel dicembre del 2016. Dunque, molte, troppe ferite ancora aperte per i tanti atti di violenza inaudita soprattutto nei confronti di chi non sa o non può difendersi.
Ha partecipato alla manifestazione anche Piergiorgio Casaccia, medico del pronto soccorso all’ospedale di Sant’Omero, la prima persona che ha cercato di soccorrere la collega. Casaccia ricorda benissimo quegli attimi: «Mi sono chinato su di lei, ci siamo guardati per pochi attimi ed in quegli occhi ho visto la rassegnazione di chi sa di stare per lasciare la vita terrena. Non c’è stato proprio nulla da fare. La ricorderò sempre come una persona disponibile, dolce e con tanta dedizione sul lavoro soprattutto per gli ammalati terminali».
Alfonso Aloisi
©RIPRODUZIONE RISERVATA .

