Estorsione e atto falso, assolto Profeta

15 Aprile 2016

L’ex direttore generale era accusato di aver costretto un imprenditore a comprare quote della Bcc per 60mila euro

TERAMO. Finisce con un’assoluzione piena il processo che vedeva imputato l’ex direttore generale della Banca di Teramo Roberto Profeta, accusato di estorsione ai danni di un imprenditore e uso di atto falso. «Il fatto non sussiste»: così ha stabilito il giudice dell’udienza preliminare Domenico Canosa, che ha mandato assolto l’ex dirigente della banca teramana, 60 anni, al termine di un processo con il rito abbreviato.

Profeta, difeso dall’avvocato Fabrizio Acronzio, era accusato di aver costretto un imprenditore teramano, titolare di una ditta di impianti fotovoltaici, a diventare socio della Banca di Teramo di credito cooperativo acquistando quote per un valore di circa 61mila euro, intestate alla moglie e ai figli, minacciandolo, se non avesse acconsentito alla richiesta, di non pagargli i 108mila euro dovuti dalla banca per l’installazione di un impianto fotovoltaico nella filiale di San Nicolò. Stando sempre alle accuse, Profeta avrebbe anche minacciato l’imprenditore di non rinnovargli l’autorizzazione agli scoperti di conto corrente di cui beneficiava, affidamenti per somme piuttosto consistenti. Inoltre la procura contestava all’ex direttore generale della banca di aver obbligato l’imprenditore ad acquistare dieci abbonamenti del Teramo calcio (squadra che all’epoca dei fatti oggetto del processo, nel 2011, militava in serie D), cinque delle quali mai consegnategli, due abbonamenti del Teramo basket, anche questi mai consegnati, a versare somme a titolo di sponsorizzazione in favore dell’associazione polisportiva Amicacci e di associazioni culturali e somme per l’acquisto di quadri mai consegnatigli. Inoltre – di qui l’imputazione di uso di atto falso – Profeta era accusato di aver presentato al consiglio di amministrazione della banca la domanda di ammissione a socio falsificando la firma dell’imprenditore.

Per questi reati il pubblico ministero Greta Aloisi ha chiesto una condanna a 2 anni e 8 mesi (tenendo conto che il rito abbreviato prevede la riduzione di un terzo della pena), ma il giudice non ha ritenuto fondate le accuse decidendo per l’assoluzione. A far partire le indagini sul conto dell’ex direttore generale della Bcc di Teramo era stata una denuncia-querela presentata dalla presunta vittima dell’estorsione e di uno dei figli, entrambi rappresentati dall’avvocato Gianni Falconi, nella quale erano allegate anche delle registrazioni telefoniche di colloqui intercorsi tra Profeta e l’imprenditore.

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