Estorsioni e minacce, condanne per i finti boss della Magliana

20 Ottobre 2023

Sei anni ciascuno a due teramani accusati di essersi fatti consegnare soldi e gioielli dalle vittime: «Se non mi dai il denaro prepara le bare per i tuoi figli, mio cugino di Roma ha il grilletto facile» 

TERAMO. Secondo l’accusa facevano credere di avere legami stretti con la banda della Magliana, di poter far arrivare a Teramo spedizioni punitive «dei nostri amici di Roma». Tutto, sostiene la Procura, per mettere a segno minacce ed estorsioni. Un impianto accusatorio, quello della Procura, che ha retto al primo grado di giudizio: i due teramani imputati sono stati condannati al termine del processo che si è chiuso ieri pomeriggio davanti al giudice monocratico Emanuele Ursini. Si tratta di G.M., 42 anni, condannato a sei anni e al pagamento di 1.500 euro di multa e di L.C., 41 anni, condannato a sei anni e sei mesi e al pagamento di 2.500 euro di multa.
I fatti risalgono al 2015 e le indagini sono scattate dopo la denuncia di alcune vittime delle estorsioni che si sono costituite parti civili. Secondo l’accusa in più occasioni i due avrebbero minacciato di morte un uomo, avvicinato con la promessa di fare degli affari insieme, qualora quest’ultimo non avesse consegnato i risparmi da lui custoditi nel suo libretto postale. «Se non lo fai qualcuno ti ammazzerà»: questa la minaccia. E in un altra occasione, così si legge nel capo d’imputazione, avrebbero minacciato con queste frasi: «Viene la squadra da Roma.... fai una brutta fine, parte una squadra da Roma, come minimo ti gambizza, stai attento a mio cugino Stefano che ha il grilletto facile...adesso ci penso io». In un caso, inoltre, avrebbero costretto una delle parti offese a consegnare una catenina d’oro indossata al momento dell’incontro. Gli episodi di minacce ed estorsione si sarebbero consumati nell’estate del 2015 e dopo la denuncia di una delle vittime sarebbero scattate le indagini.
Oltre che di estorsione e minacce, i due erano accusati anche del reato di calunnia che si è prescritto. Nel corso della lunga istruttoria dibattimentale sono stati ascoltati decine di testi. Il pm d’udienza Monica Speca aveva chiesto la condanna a sei anni ciascuno. I due imputati erano difesi dagli avvocati Tiziano Rossoli e Alessandro Ambrosii. Le parti civili erano rappresentati dagli avvocati Filomena Gramenzi, Roberto Conte e Pietro Ferrari. Tra novanta giorni le motivazioni della sentenza.
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