Ex Cirsu, cadono le accuse di inquinamento

3 Ottobre 2024

Assolti presidente e vice del consorzio Csa a giudizio per abbandono di rifiuti e omessa bonifica

TERAMO. «Dalle emergenze processuali non emerge né l’abbandono dei rifiuti da parte del Csa direttamente sul terreno né l’omessa bonifica del sito atteso che non vi è prova della contaminazione»: è chiaro e perentorio il passaggio della sentenza di primo grado con cui la giudice onoraria di tribunale Carla Fazzini ha assolto i vertici del Consorzio Stabile Ambiente.
Il caso è quello degli impianti dell’ex Cirsu, il consorzio per la raccolta rifiuti dichiarato fallito nel 2015 e negli anni oggetto di svariati esposti su presunti episodi di inquinamento ambientale nel sito di Grasciano. Sotto accusa erano finiti Amedeo Irranca, 59 anni, di Roma, nella sua veste di presidente del Csa e di Emanuele Marinucci, 56 anni, dell’Aquila, vice presidente del Csa.
I due, assistiti dall’avvocato Gennaro Cozzolino, sono stati assolti con la formula più ampia del fatto non sussiste. Scrive la giudice nelle motivazioni della sentenza: «Ove fosse stato causato un inquinamento o il pericolo di esso, sarebbe stato necessario accertare a questo punto il dolo dell’omissione, ovvero verificare se quest’ultima sia volontaria o dovuta a fattori non dipendenti dalla volontà del soggetto, quali ad esempio, nel caso dell’omesso ripristino ambientale, una crisi di liquidità. Nel caso che qui ci occupa, il Csa si è adoperato per adempiere all’ordinanza ma avrebbe avuto necessità di più tempo».
Oltre all’omessa bonifica, i due erano accusati dalla Procura (fascicolo pm Stefano Giovagnoni) anche di abbandono nel sito di Grasciano dell’ex Cirsu «di rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi», si legge a questo proposito nel capo d’imputazione, «costituiti da rifiuti urbani conferiti dai Comuni, nonché plastica e gomma, legno, tutto direttamente su terreno con presenza di percolato r e grave pericolo di inquinamento del suolo e sottosuolo».In merito all’assoluzione per questa ipotesi di reato così la giudice Fazzini scrive nelle motivazioni della sentenza di assoluzione: «dalle risultanze del processo non emerge affatto il deposito incontrollato di rifiuti pericolosi e non pericolosi direttamente sul terreno in quanto tutti i documenti e i testi escussi hanno riferito che i rifiuti erano imballati, stoccati negli appositi box ed erano tutti non pericolosi».(d.p.)