Ex Cirsu, lavori urgenti e nuove indagini

La Deco mette in sicurezza l’invaso e rimuoverà i rifiuti a rischio incendio. In corso un’inchiesta dopo gli ultimi esposti
TERAMO. Gli impianti dell’ex Cirsu a Grasciano di Notaresco continuano a restare inattivi, ed è un’inattività pesante visto che il nuovo invaso da 500mila metri cubi e gli annessi impianti di trattamento sia dell’organico che dell’indifferenziato avrebbero la capacità di risolvere l’emergenza rifiuti non solo in provincia di Teramo, ma in tutto l’Abruzzo. Tuttavia dietro questo fermo, imposto da una vicenda giudiziaria non ancora definitivamente chiusa, diverse cose si muovono. Dai lavori in corso per mettere in sicurezza il sito dal punto di vista idrogeologico, a quelli previsti per rimuovere le tremila tonnellate di rifiuti abbancati da anni, alle nuove attività di polizia giudiziaria avviate nel sito a seguito di esposti. Il Cirsu, insomma, resta una “bomba” innescata.
I LAVORI SULL’INVASO. Dalla superstrada Teramo-mare molti avranno notato, ultimamente, movimento di escavatori e segni inequivocabili di un cantiere intorno al nuovo invaso dell’ex Cirsu, quello realizzato nella collina alle spalle del vecchio. Ebbene, la Deco – la società pescarese che a seguito del fallimento Cirsu è diventata nel 2018 titolare dell’impianto – ha dovuto mettere in sicurezza la futura discarica, che si era riempita di acqua piovana, costruendo anche dei pilastri alla base. Deco, insomma, sta spendendo dei soldi nonostante non vi sia ancora la certezza che potrà riattivare e gestire l’impianto. Contro l’assegnazione a Deco da parte del tribunale, infatti, altre due società (l’Ati Diodoro-Latini e il Csa, ex gestore di Grasciano) sono andate fino in Cassazione. E la Suprema corte ancora non si pronuncia.
I RIFIUTI DA TOGLIERE. Quando il sito di Grasciano è passato di mano vi sono rimasti, abbancati quasi tutti sotto tettoie, rifiuti per tremila tonnellate. Che più volte sono andati a fuoco perché soggetti a una reazione biochimica che provoca autocombustione. Ora, finalmente, a quanto pare Deco potrà rimuoverli grazie all’escussione della polizza stipulata a suo tempo. Sarebbe andata a buon fine, infatti, la trattativa intavolata con la compagnia assicurativa.
ESPOSTI E INCHIESTE. Non è stato possibile, invece, addivenire a un accordo transattivo tra Deco e le società che hanno fatto ricorso fino in terzo grado. E una di queste, l’aquilana Csa (Consorzio stabile ambiente), ha continuato a presentare esposti alla magistratura sull’operato di Deco a Grasciano tanto che il Noe (nucleo operativo ecologico) dei carabinieri sta tuttora svolgendo accertamenti nell’impianto. Si tratta di un procedimento ancora senza indagati ma, comunque vada a finire, è il segno del perdurare intorno al sito di un clima avvelenato.
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