Ex Cirsu, verso l’affidamento del concordato alla società Dileco

Il tribunale procede dopo la sentenza della Cassazione che ha annullato l’omologa al gruppo Di Zio La proposta dei gruppi Diodoro e Latini già comunicata a curatore e creditori, presto l’udienza
TERAMO. Nella complessa vicenda della mega discarica dell’ex impianto Cirsu di Grasciano la strada indicata dalla Cassazione non è quella del ritorno al fallimento, ma del proseguimento con il concordato fallimentare affidato alla Dileco. Così ha stabilito il tribunale fallimentare (collegio presieduto dal giudice delegato Giovanni Cirillo) dopo la presa d’atto della sentenza con cui qualche settimana fa i giudici della Suprema Corte hanno accolto i ricorsi presentati contro l’omologa del concordato fallimentare alla Deco del gruppo di Zio, nei fatti annullandolo. Ricorso presentato dalla stessa Dileco (società facente capo al gruppo Diodoro di Roseto e a quello Latini), dal Consorzio Stabile Ambiente (Csa) dell’Aquila e da Cirsu Spa nella figura di alcuni dei Comuni consorziati.
Il tribunale fallimentare, dunque, ha deciso di proseguire nel concordato fallimentare mandando avanti la seconda proposta, ovvero quella della Dileco. Dopo la comunicazione al comitato dei creditori e al curatore fallimentare, nei prossimi giorni verrà fissata l’udienza per l’eventuale omologa. In un passaggio della sentenza, a questo proposito, gli Ermellini hanno scritto: «Poichè il tribunale, all’interno del provvedimento di omologa ha registrato che la proposta di Deco, eliminando dai crediti ammessi al voto quelli della stessa creditrice proponente e della sua controllata Aia, aveva raggiunto una percentuale di consensi inferiore a quella conseguita da quella Dileco, non risultano necessari ulteriori accertamenti in fatto e questo corte può decidere nel merito». Passaggio, quest’ultimo, che per il tribunale teramano indica la via. Certo bisognerà vedere anche quali mosse potrà avviare il gruppo Di Zio che in questi anni ha fatto investimenti per l’impianto di Grasciano.
Il pronunciamento della Cassazione è arrivato a quattro anni dalla sentenza della Corte d’Appello dell’Aquila che aveva confermato il provvedimento con cui il tribunale di Teramo aveva approvato il concordato fallimentare della Deco e dopo un diverso orientamento stabilito di recente dalle sezioni unite sul concetto del conflitto d’interesse in materia di concordato fallimentare. Perché è proprio su questo concetto giuridico che gli Ermellini hanno fondato l’ordinanza sul caso ex Cirsu. All’epoca delle proposte di concordato quella della Deco aveva riportato il voto favorevole del 73,87% dei creditori, contro il 43,37% della proposta Dileco e il 26,01% della proposta Csa. Nei passaggi obbligati di una procedura di concordato la proposta della Deco era stata approvata con il voto determinante di Aia, controllata della stessa Deco. Un elemento per cui in secondo grado le società escluse avevano fatto ricorso contro l’omologa del concordato. Nel 2018 la Corte d’appello ha rigettato ricorsi escludendo che le operazioni di voto si fossero svolte in maniera illegittima in merito al rapporto esistente tra Deco e Aia. Secondo la corte di merito il legislatore aveva individuato, in un ventaglio di possibili situazioni di conflitto di interesse, soltanto alcune ipotesi per cui aveva individuato una incompatibilità con l’oggetto della votazione, «mentre per altre nulla aveva previsto evidentemente ritenendoli tali da non giustificare a priori la drasticità dell’espropriazione del diritto di voto». Di diverso avviso la Cassazione.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

