Ex manicomio, parte il recupero da 35 milioni

18 Gennaio 2018

Iniziati i sondaggi archeologici e i rilievi laser, i lavori al via ad ottobre Il rettore D’Amico: «Sarà una cittadella della cultura aperta a tutta la città»

TERAMO. E’ il regalo – un gran bel regalo – che il rettore Luciano D’Amico lascia alla città a nove mesi dalla scadenza del suo mandato. E’ stato presentato ieri, in uno dei cortili dell’ex manicomio, il progetto di recupero dell’immensa struttura di 22mila metri quadri che da vent’anni è in abbandono.
La fortunata convergenza della volontà di tre enti – Regione, Asl e università – ha reso possibile un recupero invocato da tempo e da più parti.
CITTADELLA DELLA CULTURA. «E’ questo l’edificio forse più identitario della città», ha esordito il rettore in una conferenza stampa all’aperto, fra raffiche di vento e una pioggerella fine a cui ha fatto da contraltare un arcobaleno che si stagliava proprio dietro una vecchia palazzina dello Psichiatrico, quasi a simboleggiare una rinascita. Il rettore «con orgoglio» ha illustrato il progetto che è stato finanziato dalla Regione con 35 milioni di euro del Masterplan. Un progetto possibile grazie a una partita di giro per cui l’università ha ceduto in comodato d’uso all’Adsu e quindi alla Regione lo stabile di viale Crucioli per farci una casa dello studente e la Asl, e quindi la Regione, ha fatto la stessa operazione con l’ex Psichiatrico di Porta Melatina. E così ora – in realtà se tutto filerà liscio nel 2021 – il complesso diventerà la “Cittadella della cultura”.
MOSAICI E REPERTI. Una destinazione in assonanza con edifici intrisi di storia. Una storia fatta di dolore ma una storia fatta anche di cultura. E questo il rettore lo sa bene. Non a caso è stata avviata una stretta collaborazione con la Sovrintendenza, che ha già fatto diversi sopralluoghi. Ieri sono iniziati i sondaggi archeologici, oggi quelli laser sullo stabile. «Il nostro obiettivo», commenta D’Amico, «non è realizzare una sede quale che sia per l’ateneo, ma un ripristino valorizzativo per la città. Qui vicino c’è vico dei Mosaici e questa è una zona in cui erano le domus romane: ci aspettiamo di trovare pavimentazioni musive e rinvenimenti di pregio. In realtà lo auspichiamo».
COME SARÀ. Le idee su come impiegare gli enormi spazi sono già chiare. Fondamentalmente la struttura diverrà sede del Dams e di Scienze della comunicazione. Ma non solo. Nel braccio a destra (guardando frontalmente la struttura da piazza San Francesco) potranno trovare posto le associazioni culturali della città: «Una cittadella della cultura non può prescindere dalla vivacità delle associazioni», fa notare D’Amico. Nel blocco centrale – i cosiddetti padiglioni Cerulli – disposto su tre piani troveranno spazio il polo didattico con le aule più grandi. In quest’area la chiesa di Sant’Antonio abate (il cui accesso è proprio sotto l’arco di Porta Melatina) diverrà un auditorium da circa 250 posti, a servizio anche della città. Andando poco più avanti, su via Saliceti, c’è il grande blocco della ex lavanderia: «Stiamo verificando se è possibile, mantenendo i volumi, realizzare un piccolo teatro da massimo 250 posti, da offrire alla città e alla associazioni», annuncia il rettore. E anche laboratori di Scienze della comunicazione, come quello fotografico, o uno spazio per un fondo discografico che, una volta digitalizzato, può essere messo a disposizione della città. Nella parte sinistra del complesso andranno uffici e piccole aulette seminariali del Dams e di Scienze della comunicazione. A fianco, in un blocco con tutta una serie di cortili da valorizzare, troveranno posto l’emeroteca e la biblioteca, compreso l’antico fondo giuridico. La parte del complesso che affaccia su via del Baluardo ospiterà il diurno del Centro di salute mentale. Al riguardo il progetto è anche fare un centro di formazione artistica per i pazienti con disturbi mentali. In quest’area potrebbe trovare posto anche la sede dell’istituto musicale “Braga”.
E anche un futuro corso di laurea in Scienze gastronomiche – condiviso con le università di Pescara-Chieti e L’Aquila – che dovrebbe vedere la luce nell’anno accademico 2019-2020.
«L’idea di fondo», specifica D’Amico, «è l’apertura totale alla città. Se non partiamo da una rivoluzione culturale non ci sarà una rivoluzione scientifica e non si reinnesca lo sviluppo economico. Ridare una vita culturale a Teramo significa creare le premesse per uno sviluppo economico».
I TEMPI. I tempi non saranno brevissimi. E’ pronto il bando del concorso di idee per la ristrutturazione del complesso. Si dovranno espletare gare europee visti gli importi, per cui l’inizio dei lavori non ci sarà prima di ottobre di quest’anno, prevede il rettore. Poi ci vorranno tre anni per ultimarli.
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