Ex Monti, non ci fu abuso: tutti assolti

Per il tribunale il fatto non sussiste. I sette imputati erano costruttore, progettisti, dirigenti e tecnici comunali
ROSETO. E’ una sentenza di assoluzione perchè il fatto non sussiste quella che, in primo grado, chiude il caso della ex Monti, il presunto abuso edilizio per cui in sette, tra privati e dipendenti comunali, sono finiti a processo. Un’inchiesta iniziata nel 2007 con il fascicolo passato per due richieste di archiviazione, entrambe rigettate dal gip, fino alla riapertura delle indagini e al successivo rinvio a giudizio avvenuto nel 2013 per ipotesi di reato che andavano dall’abuso edilizio (alcune delle quali nel frattempo prescritte) a quello d’ufficio.
Per conoscere il perchè della decisione bisognerà aspettare le motivazioni annunciate tra sessanta giorni, ma appare evidente che i giudici non hanno ritenuto credibile l’impianto accusatorio sostenuto dalla pubblica accusa (titolare del fascicolo il pm Silvia Scamurra) che nella sua requisitoria aveva chiesto complessivamente quasi undici anni di carcere. Il collegio presieduto da Giovanni Spinosa (a latere Sergio Umbriano e Lorenzo Prudenzano) ha assolto il costruttore Giovanni Lucidi, il progettista Tito Rocci, il tecnico progettista Mauro Torzolini, l’allora dirigente comunale di urbanistica e lavori pubblici Lorenzo Patacchini (attualmente dirigente dei settori urbanistica e servizi sociali), il tecnico comunale Mario Di Nicola, il tecnico comunale Miranda Saponaro e l’acquirente di uno degli appartamenti Paolo De Gregorio per cui lo stesso pm aveva chiesto l’assoluzione. Il collegio ha rigettato le richieste della parte civile rappresentata dall’imprenditore Alberto Rapagnà la cui denuncia fece scattare le indagini. La vicenda finita davanti ai giudici riguardava un presunto abuso edilizio relativo al Prusst ( programma di riqualificazione urbana) all’interno del quale, secondo la pubblica accusa, sarebbero state realizzate tre palazzine con una serie di volumetrie in eccesso rispetto al progetto approvato. Il progetto si chiamava “La città lineare della costa” e prevedeva la realizzazione nell’area dell’ex azienda di abbigliamento Monti di tutta una serie di opere che, secondo l’accusa, sarebbero state realizzate in difformità delle autorizzazioni. In particolare, sempre secondo l’accusa, ciò sarebbe avvenuto proprio nella realizzazione di tre palazzine con tutta una serie di volumetrie in eccesso rispetto al progetto approvato. Accuse che, in questi anni, chi ha realizzato l’opera ha sempre rigettato. Il collegio difensivo era composto dagli avvocati Gugliemo Marconi, Tommaso Navarra, Gennaro Lettieri, Vincenzo Cafforio, Luca Scarpantoni. Rapagnà era rappresentato dall’avvocato Andrea Di Lisio, mentre il Comune di Roseto, citato come responsabile civile, dall’avvocato Alessandro Ragionieri.
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