Ex Monti, Rapagnà parte civile al posto del Comune

Roseto, il costruttore che fece scattare l’inchiesta non molla e annuncia: «Chiederò io i danni in nome della collettività»
ROSETO. «Se il Comune di Roseto ha ritenuto opportuno non costituirsi parte civile nell’udienza preliminare relativa alla vicenda giudiziaria del Prusst ex Monti, allora mi corre l’obbligo civico di farlo io come imprenditore e libero professionista». Alberto Rapagnà ha deciso di sostituirsi al Comune – una norma di legge glielo consente – e di chiedere il risarcimento dei danni per la collettività nell’eventuale processo sul caso ex Monti. Il processo verrà celebrato se il giudice per l’udienza preliminare, il prossimo 20 novembre, deciderà di rinviare a giudizio almeno uno dei sette indagati: il costruttore Giovanni Lucidi, il progettista Tito Rocci, i tecnici comunali Lorenzo Patacchini, Miranda Saponaro e Mario Di Nicola, il tecnico progettista Mauro Torzolini e l’acquirente di uno degli appartamenti, Paolo De Gregorio (gli ultimi due accusati di falso, gli altri di abuso edilizio).
Rapagnà continua dunque ad essere protagonista di primo piano nella vicenda, come lo fu per l’avvio dell’iter giudiziario e la successiva, caparbia funzione di controllo e pungolo della magistratura. L’inchiesta è infatti partita nel 2007 da un esposto di Rapagnà, il quale sostiene che gli edifici siano più alti di quanto avrebbero potuto essere. Seguirono due richieste di archiviazione da parte della Procura e altrettante opposizioni da parte di Rapagnà, accolte dai gip. Così l’inchiesta è decollata e si è arrivati all’udienza preliminare di giovedì scorso, che è stata rinviata al 20 novembre per un difetto di notifica. «È una prassi troppo consolidata», sostiene al riguardo Rapagnà, «che con la contestazione dei difetti di notifica i tempi per iniziare il dibattimento possono essere dilatati anche di due anni, come si è verificato in passato con lo stratagemma di inviare la notifica, anziché al reale destinatario, a un omonimo residente nella stessa città». Ma il motivo reale per cui Rapagnà ha deciso di sostituirsi all’amministrazione comunale è perché ha intenzione «di porre in evidenza i danni che il Comune ha ricevuto dal Prusst», si legge ancora nella nota dell’imprenditore, «e, soprattutto, per vigilare come cane da guardia sulla procedura del dibattimento». (d.v.-f.ce.)
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