Ex Tercas, la pubblica accusa cita in aula Sora e Pilla

26 Settembre 2017

TERAMO. Il processo sulla presunta truffa con le azioni ex Tercas della passata gestione, superata la babele di eccezioni preliminari che caratterizza ogni prima udienza, si avvia ad entrare nel vivo...

TERAMO. Il processo sulla presunta truffa con le azioni ex Tercas della passata gestione, superata la babele di eccezioni preliminari che caratterizza ogni prima udienza, si avvia ad entrare nel vivo del procedimento.
Nell’udienza di ieri la Banca Popolare di Bari – che nel marzo 2016 ha incorporato la Tercas – ha confermato, così come già annunciato in aula ad aprile, la sua costituzione di parte civile nei confronti dell’ex direttore generale Antonio Di Matteo e di un altro dirigente imputati nel procedimento insieme ad altri 26 nomi (in aula la banca era rappresentata dall’avvocato Giorgio Perroni).
Il giudice Flavio Conciatori ha ammesso come parte civile anche la costituzione di una delle parti offese, mentre ha rigettato le altre presentate da chi nel frattempo ha raggiunto delle transazioni. Va detto che solo in apertura di dibattimento c’è stata la costituzione di parte civile visto che il procedimento non è passato al vaglio di un gup ma è arrivato in aula con una citazione diretta a giudizio da parte dello stesso pm (titolare del fascicolo il sostituto procuratore Enrica Medori che lo ha ereditato dal pm Irene Scordamaglia ora in Cassazione).
Dopo l’udienza di ieri e le decine di eccezioni sollevate dai difensori (tutte respinte dal giudice), si torna in aula il 16 ottobre con le audizioni dei primi testi della pubblica accusa: si tratta del commissario di Banca Italia Riccardo Sora e di Dario Pilla, l’ultimo direttore della vecchia gestione Tercas e in questo ruolo successore di Di Matteo.
I 28 imputati sono tutti accusati di truffa in concorso: Di Matteo e diversi ex dirigenti, direttori di filiali e molti semplici impiegati, ai quali la Procura contesta di aver venduto delle azioni facendole passare invece per cosiddetti pronto contro termine. Secondo la Procura ai clienti sarebbero state vendute azioni ex Tercas spacciandole per investimenti a un anno con un rendimento garantito. I fatti contestati risalgono al 2011, prima del commissariamento della banca avvenuta nel 2012, con l'inchiesta partita dalle denunce presentate da alcuni risparmiatori che lamentavano di essersi ritrovati con niente. Inizialmente il pm Scordamaglia aveva iscritto nel registro degli indagati anche l'ex presidente Lino Nisii, la cui posizione era stata successivamente stralciata e poi, su richiesta della stessa Procura, archiviata dal giudice Roberto Veneziano.
Commenta l’avvocato Antonietta Ciarrocchi, uno dei difensori: «I dipendenti svolgono solo le proprie mansioni vendendo i prodotti così come impartito e non a caso la vendita dei prodotti è stata la medesima per tutti. I dipendenti sono vittime del sistema e le responsabilità vanno viste in capo a coloro che hanno ideato l’operazione».(d.p.)
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