Falcone, ecco i resti dell’auto della scorta

La vedova dell’agente Montinaro: «Un dovere non dimenticare». Oggi appuntamento a Roseto
TERAMO. Se potessero vedere tutti quei giovani in silenzio ad ascoltare e soprattutto se potessero sentire le loro parole penserebbero che gli anni passati a inseguire un mondo migliore a qualcosa sono serviti.
Nel giorno in cui i resti della macchina della scorta al giudice Giovanni Falcone arrivano anche a Teramo, i nomi degli agenti Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo scandiscono il trentennale della strage di Capaci e ricordano che in questo Paese non dimenticare è un dovere.
Tina Montinaro, la vedova di Antonio Montinaro, lo ripete più volte agli studenti riuniti nella sala polifunzionale insieme alle varie autorità (incontro inizialmente previsto in piazza ma con un cambiamento imposto dalla pioggia). «Ogni giorno mi ritrovo in una città diversa per dire di non dimenticare», dice, «ma è un dovere. Lo devo a mio marito e al suo coraggio». E ancora: «Ricercate sempre la verità, non vi accontentate delle mezze verità. Pensate sempre con la vostra testa. In questo Paese abbiamo tutti il dovere, a cominciare proprio da voi giovani, di fare di tutto affinché le stragi non accadano più. Non giriamoci mai dall’altra parte, tutti dobbiamo fare il nostro dovere per spezzare il sistema mafioso».
Si deve al coraggio di questa donna se oggi i resti della macchina della scorta al giudice Falcone e alla moglie Francesca Morvillo girano l’Italia per far capire che ricordare è un dovere.
«Qualche anno dopo la strage», racconta, «chiesi di poter vedere i resti della macchina su cui viaggiava mio marito. Mi hanno concesso di vederla da sola con i miei due figli che all’epoca avevano 4 anni e 21 mesi». E da allora i resti della “Quarto Savona 15”, la sigla radio della Fiat Croma blindata appartenente alla questura di Palermo e sulla quale viaggiava la scorta di Falcone, gira l’Italia in una teca di vetro. Il numero 100.287 impresso sul contachilometri segna il momento dell’impatto della vettura lanciata a trecento metri di distanza dalla detonazione che quel giorno di trent’anni fa colpì a morte il giudice, sua moglie e i tre agenti della scorta.
Dopo la giornata di ieri in piazza Martiri della Libertà dove in tantissimi hanno visto quel che resta di quella macchina, oggi la teca sarà esposta a Roseto sempre nell’ambito delle iniziative previste dal Premio Borsellino. (d.p.)
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