Fallimenti, l’inchiesta si allarga: sono in arrivo nuovi indagati

23 Novembre 2022

Possibili avvisi dopo gli accertamenti eseguiti su altre cinque procedure concorsuali finite sotto esame Secondo l’accusa, anche in questi casi sarebbero emerse irregolarità nei piani di riparto dei curatori 

TERAMO. La maxi inchiesta sui fallimenti potrebbe aprire un vaso di Pandora. Con una certezza di fondo a guidare gli ulteriori accertamenti della Procura: presunte irregolarità sarebbero emerse in altre procedure concorsuali per cui presto potrebbero esserci nuovi indagati per altri fatti.
Nei giorni scorsi, infatti, gli inquirenti hanno acceso i riflettori su altre cinque pratiche (nel frattempo salite a sette) con l’acquisizione di svariato materiale. Documentazione attualmente all’esame degli uomini del nucleo di polizia economico-finanziaria del comando provinciale della guardia di finanza che, su delega dell’autorità giudiziaria, stanno verificando eventuali irregolarità che, secondo le prime indiscrezioni, sarebbero già emerse in una sorta di modus operandi a ripetizione. Ovvero, sostiene l’accusa rappresentata dai pm Stefano Giovagnoni e Silvia Scamurra, presunti illeciti nei piani di riparto fatti dai curatori delle altre procedure sotto esame. È ipotizzabile che queste indagini prendano forma e sostanza in quelli che, per dirla in giuridichese, saranno stralci dell’inchiesta madre. Ovvero quella che vede indagati il commercialista rosetano Massimo Dell’Orletta e il figlio Daniele accusati di interesse privato negli atti di un fallimento e di un episodio di peculato. Di recente il tribunale del Riesame ha confermato gli arresti domiciliari per il padre (senza braccialetto elettronico) e revocato i domiciliari per il figlio (con il divieto di espatrio), mentre è stato eseguito il sequestro preventivo per equivalente di due milioni a carico dei due con i sigilli scattati a nove conti correnti, una cassetta di sicurezza e otto immobili di proprietà (sequestro contro cui gli avvocati difensori Fabrizio Acronzio e Gaetano Biocca hanno già fatto ricorso).
L’inchiesta, che vede altri due indagati tra cui un avvocato, per ora ha già ricostruito alcune operazioni finanziarie attuate dal commercialista proprio nella sua veste di curatore fallimentare o commissario giudiziale nell'ambito di procedure fallimentari del tribunale di Teramo. In particolare, sempre secondo l’accusa di inquirenti e investigatori tutta da dimostrare, sarebbe emerso che il professionista rosetano, avvalendosi di società costituite ad hoc in Italia e all'estero, riconducibili a lui e al figlio, avrebbe acquistato, proprio nell'ambito delle procedure fallimentari, crediti deteriorati e successivamente, in virtù della propria posizione di curatore, avrebbe provveduto, mediante una nuova ripartizione dell'attivo fallimentare, ad assegnare agli stessi crediti un maggiore valore economico incassando così, tramite queste società, consistenti somme di denaro. I crediti deteriorati o prestiti non performanti sono crediti delle banche (mutui, finanziamenti, prestiti) che i debitori non riescono più a ripagare regolarmente o del tutto. Si tratta in pratica di crediti delle banche (debiti per gli altri soggetti) per i quali la riscossione è incerta sia in termini di rispetto della scadenza sia per l'ammontare dell'esposizione di capitale.
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