Fallimento Cirsu, la corte d’appello respinge il ricorso dei sindaci

Confermata la sentenza del tribunale di Teramo per il mancato pagamento del debito contratto con l’Aia, il partner privato della Sogesa. Comuni e Csa condannati al pagamento delle spese
GIULIANOVA. La corte di appello dell’Aquila ha rigettato il ricorso presentato a settembre dai sindaci dei Comuni soci del Cirsu contro la sentenza di fallimento del consorzio. I giudici hanno dichiarato l’inammissibilità della costituzione in giudizio del Csa (Consorzio Stabile Ambiente) società che attualmente gestisce gli impianti di Grasciano,che aveva presentato ricorso insieme ai sindaci, ehanno rigettato il ricorso proposto dai sindaci e confermato la sentenza di fallimento. Inoltre, i sindaci e il Csa sono stati condannati al pagamento delle spese del processo: ognuno dovrà pagare 8.950 euro oltre Iva ed accessori previsti per legge.
L’azione legale intrapresa dai sindaci di Giulianova, Bellante, Morro d’Oro, Notaresco, Mosciano Sant’Angelo e Roseto è stata un buco nell’acqua. Il 10 settembre 2015 arrivò come un fulmine a ciel sereno la sentenza di fallimento del Cirsu, firmata dal giudice delegato Giovanni Cirillo, per aver accumulato un debito di 2,5 milioni di euro nei confronti dell’Abruzzo igiene ambiente (Aia), che fino al 2011 costituiva la parte privata della Sogesa, società ex braccio operativo del Cirsu addetta alla raccolta dei rifiuti nei Comuni consorziati, nonché alla gestione del polo di Grasciano. Un debito frutto del mancato pagamento, da parte del Cirsu, delle azioni dell’Aia acquisite nel momento in cui la Sogesa divenne completamente pubblica. Secondo quanto previsto dal piano di risanamento approvato dal tribunale di Teramo, il Cirsu avrebbe dovuto liquidare il proprio debito nei confronti dell’Aia entro il luglio del 2014, ma questo non è mai avvenuto. Questo stato di insolvenza è stato uno dei principali motivi per cui il giudice della corte d’appello ha rigettato la richiesta dei sindaciconfermando la sentenza del tribunale di Teramo. Nella sentenza, poi, si fa riferimento anche alle relazioni dell’Arta dei mesi scorsi, contenenti diverse irregolarità. Anche il presidente della Regione Luciano D’Alfonso, chiamato in aiuto dai sindaci, aveva dato mandato all’avvocatura regionale di presentare un ricorso in appello contro la sentenza di fallimento del Cirsu, un intervento ad adiuvandum per sostenere il ricorso dei Comuni contro la sentenza del tribunale di Teramo ed assicurare la continuità delle attività di gestione dei rifiuti. A Grasciano, dunque la situazione non è delle migliori. Solo due mesi fa il dirigente regionale del settore rifiuti Franco Gerardini aveva imposto la chiusura del reparto organico per le irregolarità riscontrate dall’Arta, reparto che, ad oggi, non è ancora stato riaperto. I Comuni quindi, conferiscono tutt’ora l’umido alla Ecoconsul di Ancarano, con maggiori aggravi di spese nei bilanci comunali.
Margherita Totaro
©RIPRODUZIONE RISERVATA

