Fallisce la trattativa sulla stagione di prosa

Acs propone un accordo: «Cartellone condiviso con 10 o 12 appuntamenti» Riccitelli contraria: «Idea bocciata a maggio, bisognava pensarci prima»
TERAMO. Il tentativo di accordo sulla prossima stagione di prosa al cineteatro Comunale è nato già morto. Tra l’Acs, che da luglio ha acquisito ufficialmente la gestione della principale sala per spettacoli cittadina, e la società del teatro e della musica che da anni propone nella struttura un proprio cartellone di rappresentazioni, resta una distanza al momento incolmabile. Per qualche ora, ieri mattina, è sembrato aprirsi uno spiraglio verso il raggiungimento di quell’intesa da più parti sollecitata in nome di una “pax culturale” minata dalla guerra a distanza tra i due operatori.
In commissione di garanzia del Comune, convocata anche per esaminare la questione del cineteatro, è approdata infatti una proposta firmata dal presidenti di Acs Federico Fiorenza che lancia l’idea di una stagione teatrale condivisa con la Riccitelli. Nel testo indirizzato all’amministrazione comunale, che è proprietaria della struttura e da contratto dispone di 25 giornate in cui può utilizzarla a propria discrezione, si richiamano le recenti vicissitudini che hanno interessato la gestione del cineteatro e soprattutto si offre una via d’uscita. «La soluzione che proponiamo ormai da diversi mesi è quella di realizzare un’unica stagione di prosa con 10/12 appuntamenti», fa sapere Fiorenza, «dividendo equamente spettacoli, responsabilità e oneri». L’Acs, in sostanza, rinuncerebbe a un paio di rappresentazioni tra quelle programmate lasciando libere le date per la Riccitelli che avrebbe spazio per altri tre o quattro spettacoli, in periodi da concordare, per i quali il gestore di fatto sopporterebbe la perdita di incassi derivanti da altre attività. «I cittadini godrebbero quindi di una più ampia stagione, con 10/12 appuntamenti anziché 8», fa sapere Fiorenza, «con un unico abbonamento, i cui introiti sarebbero di pertinenza delle due associazioni, senza gravare in alcun modo sulle casse comunali». Fiorenza si dice pronto anche ad ampliare la collaborazione con la Riccitelli anche ad altre forme di spettacolo «nella consapevolezza che tutti operiamo per il bene comune e per un servizio sociale e culturale alla nostra comunità».
L’accordo libererebbe, inoltre, l’amministrazione cittadina dall’impegno di destinare alla storica società del teatro e della musica parte delle 25 giornate in cui la struttura è a sua disposizione evitando così di comprimere lo spazio utile per altre associazioni. Tutti ne trarrebbero vantaggio, a sentire il presidente dell’Acs, e tra gli operatori culturali potrebbe tornare l’armonia. Se non fosse che questa proposta è stata già bocciata dal consiglio di amministrazione della Riccitelli. A fine maggio, infatti, l’organo di vertice della società nel quale siedono anche rappresentanti di Comune ha di fatto ritenuto l’offerta dell’Acs che, dopo essersi aggiudicata la gara per il cineteatro ma ben prima di entrarne effettivamente in possesso, aveva lanciato una propria stagione teatrale di fatto in concorrenza con quella ormai consolidata messa in campo dalla società presieduta da Maurizio Cocciolito. Il nuovo gestore, insomma, avrebbe dovuto pensare per tempo a una programmazione condivisa degli appuntamenti dedicati alla prosa.
Non hanno aiutato, nei giorni scorsi, le minacce di querele partite dall’Acs nei confronti dei consiglieri della Riccitelli che hanno rilanciato i dubbi sui requisiti vantati dall’associazione di Fiorenza per l’acquisizione del cineteatro. Per cui le premesse di un eventuale accordo sono tutt’altro che migliorate. Il conflitto tra i due operatori resta e nonostante alcuni chiarimenti tecnici forniti in commissione dalla dirigente dell’avvocatura comunale Cosima Cafforio sulla convenzione per la sala, l’opposizione torna a puntare il dito contro l’amministrazione. «Un pasticcio», lo definisce Gianguido D’Alberto che, insieme a Fabio Berardini e Maria Cristina Marroni, ha posto una serie di quesiti alla responsabile dell’ufficio legale. «Ancora una volta è mancata la politica», hanno concluso i consiglieri, «la mediazione non possono farla solo gli avvocati».
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