False colf e badanti, il pm chiede 3 anni per il ragioniere

16 Maggio 2015

TERAMO. La pubblica accusa chiede 3 anni e 9 mila euro di multa per il ragioniere commercialista Francesco Aquilani, uno dei 12 imputati nel processo in corso per false colf e badanti. Dopo la...

TERAMO. La pubblica accusa chiede 3 anni e 9 mila euro di multa per il ragioniere commercialista Francesco Aquilani, uno dei 12 imputati nel processo in corso per false colf e badanti. Dopo la requisitoria del pm Stefano Giovagnoni e le arringhe dei difensori, il processo davanti al giudice Roberto Veneziano, è stato rinviato al 19 giugno per l’ultima arringa e la sentenza. L’accusa per tutti è quella di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina: tra gli imputati, oltre al ragioniere, anche piccoli imprenditori e cittadini che avevano fatto richiesta di domestici e badanti e che sono incappati, il processo dirà se inconsapevolmente o no, in un meccanismo che per la procura aveva il solo obiettivo di far entrare nel Paese clandestini irregolari dietro il pagamento di somme di denaro.

Il pm, oltre alla condanna per Aquilani, ha chiesto la condanna a 9 mesi per Alessandro Chiodi e l’assoluzione per tutti gli altri. Secondo l’accusa del pm avrebbero assunto stranieri irregolari come colf e badanti con dichiarazioni false. Le indagini dei carabinieri, i fatti contestati risalgono al 2009, avevano portato a scoprire lo stratagemma con cui una quarantina di stranieri di nazionalità cinese, egiziana, bengalese, marocchina e tunisina sarebbero entrati irregolarmente in Italia per essere assunti come colf e badanti. Lo stratagemma era arrivato con la sanatoria del 2009, quella con cui l’allora governo aveva permesso di regolarizzare colf e badanti non in regola attraverso il provvedimento finalizzato all’emersione del lavoro nero. Ogni nucleo familiare, secondo la normativa, aveva la possibilità di assumere al massimo due badanti (per assistenza anziani e invalidi) e una colf (per i lavori domestici) in relazione al proprio reddito.

Secondo l’accusa l’assunzione di chi da almeno sei mesi lavorava in Italia clandestinamente veniva comunicata per via telematica al ministero dell’Interno regolarizzando in questo modo le posizioni. A guadagnarci, sostiene il pm, erano i finti datori di lavoro domestico, chi procurava gli stranieri e chi preparava la documentazione necessaria. (d.p.)

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