False residenze per i contributi: sotto accusa due gruppi familiari

Otto persone indagate per indebita percezione di fondi, scatta il sequestro di trentamila euro Per la Procura avrebbero fatto risultare fintamente il domicilio nelle abitazioni lesionate
TERAMO. C’è un’altra inchiesta a scandire le cronache giudiziarie del post-terremoto. Perché resta la sistematica ed illecita elusione delle regole a legare le tante inchieste aperte in questi anni sul sisma. Come in questo caso in cui due intere famiglie (da una parte padre, madre, figlia e figlio e dall’altra due genitori con figlia e genero) sono indagate per indebita percezione del contributo di autonoma sistemazione dopo che la Procura teramana ha chiesto ed ottenuto il sequestro di circa trentamila euro, ovvero la somma che secondo l’autorità giudiziaria gli otto avrebbero percepito senza averne i requisiti.
Le indagini (delegate dal pm Stefano Giovagnoni) avrebbero accertato, nel primo caso, che la famiglia non avrebbe mai abitato nella casa del centro storico risultata lesionata dal terremoto visto che da 2014 vive stabilmente alla periferia di Roma.
Nella documentazione presentata in Comune per accedere all’autonoma sistemazione, invece, sarebbe stato dichiarato che solo dopo aver avuto la casa lesionata dal terremoto la famiglia si sarebbe trasferita nella Capitale. In realtà, secondo l’autorità giudiziaria, nell’alloggio teramano non avrebbe mai vissuto.
Stesso modus operandi per l’altra famiglia indagata. Secondo l’accusa tutti avrebbero fatto risultare di avere la residenza nei due appartamenti dell’edificio lesionato quando invece vivevano altrove con il contributo di autonoma sistemazione. Nel corso delle due inchieste sono state acquisite svariate documentazioni e c’è stato anche un ricorso al tribunale del Riesame contro il sequestro dei soldi. Ricorso che è stato respinto.
Il Cas, è una misura destinata alle famiglie e al singolo cittadino la cui abitazione si trova in area in cui è vietato l’accesso (zona rossa), oppure è stata distrutta in tutto o in parte, o è stata sgomberata in seguito alle scosse. Il contributo può raggiungere un massimo di 900 euro mensili. È evidente, e forse fin troppo scontato, che su questo fronte i fascicoli d’indagine siano destinati a crescere visto anche i numeri degli sfollati registrati nei vari comuni. La chiave di volta investigativa per scovare i “furbetti” è un metodo ormai collaudato dal sisma dell’Aquila: l’incrocio dei dati che consente di capire se il contributo di autonoma sistemazione debba essere percepito o sei requisiti non ci sono. Fino a questo momento sono stati più di cento i fascicoli già aperti dai pm di un apposito pool di cui alcuni definiti sia con processi in corso, sia con istanze di patteggiamento.
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