Famiglia con malata grave lasciata senza assistenza

Tortoreto, i centri convenzionati per la fisioterapia non accettano l’anziana perché non hanno soldi e personale. I congiunti pagano tutto di tasca propria
TORTORETO. «Se sei malato le istituzioni non ti aiutano e ti negano il diritto alla riabilitazione, così ti deprimi perché ti senti un peso per la famiglia, che deve fare i salti mortali per assisterti e mantenerti in vita». A 76 anni e con tanti problemi di salute alle spalle, tra cui un ictus arrivato nel 2012, ci vorrebbe aiuto ed entusiasmo per trovare la forza di reimparare quelle cose fatte per una vita intera senza nemmeno pensarci, come camminare o deglutire. Aldina Giovannini, anziana di Tortoreto, invece, vive sulla sua pelle gli effetti di freddi calcoli matematici: i tagli alla sanità. Dopo l’ictus, cinque mesi passati nei centri di riabilitazione abruzzesi e poi è arrivato il diritto alla fisioterapia a domicilio per confermare i miglioramenti avvenuti e per non buttare il lavoro svolto.
Ma qui comincia l’odissea dei familiari di Aldina, che raccontano: «A quel punto, tutti i centri convenzionati teramani che abbiamo contattato ci hanno risposto che non potevano aiutarci per mancanza di personale o di fondi. Era la fine del 2012. Solo per un caso, scoprimmo dopo un po’ che la richiesta poteva essere indirizzata anche ai centri delle Marche. Un centro di Grottammare ci inviò subito un fisioterapista, che ci ha aiutato per un anno finché non era necessaria una nuova richiesta. Ma, a quel punto, la Asl di Teramo aveva stabilito che non era più possibile contattare i centri marchigiani. Da quelli teramani, nel frattempo le solite risposte: niente personale, tempi lunghi». Così la famiglia ha dovuto attingere completamente alle proprie risorse. «Abbiamo dovuto provvedere a pagare un fisioterapista che lavora per noi due volte a settimana ancora oggi. Insieme a lui, anche il logopedista per imparare di nuovo a deglutire e l’approvvigionamento costante di acqua gel necessaria per sopravvivere: nessuno ci aiuta. E poi l’infermiere che per un periodo ci ha aiutato con le flebo necessarie, dato che con il servizio dell’assistenza domiciliare, l’Adi, la Asl ha potuto inviare un operatore solo per insegnarci come si fa, fornendoci anche attrezzatura sbagliata. È necessario, inoltre, che qualcuno assista Aldina per ogni piccola cosa 24 ore su 24. Ci vuole almeno il doppio di una pensione di invalidità. Come fa chi non ha nessuno e non ha la disponibilità economica? Che le paghiamo a fare le tasse, se poi nel momento del bisogno al malato non torna nemmeno il minimo di diritto? Siamo indignati e stanchi: non sappiamo più a chi rivolgerci. E ci dicono che ci sono almeno 500 famiglie nel Teramano nella nostra stessa situazione».
Luca Tomassoni
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