Famiglie indebitate, dal giudice anche per pagare l’università

4 Ottobre 2017

Nel 2017 già in duecento hanno presentato dei piani di rientro al tribunale fallimentare. Si appellano alla cosiddetta legge “anti-suicidi” per sostenere mutui delle case e studi dei figli

TERAMO. «L’università dei figli non è un bene voluttuario. Non per questo tribunale». Occorrono sempre sguardi molto acuti per capire il mondo che cambia, soprattutto nei palazzi di giustizia. Giovanni Cirillo, dal 2013 giudice delegato ai fallimenti nel tribunale di Teramo, dall’inizio dell’anno ha dato il suo assenso a duecento piani di rientro presentati da famiglie teramane sempre più indebitate, quelle con mogli e mariti rimasti a fronteggiare le spese con un solo stipendio. A rischio non solo le rate del mutuo di casa, ma spesso anche l’università dei figli.
E allora per andare avanti c’è chi ricorre alla legge numero 3 del 2012, quella che per la cronaca è diventata la legge “salva suicidi” o “cancella debiti” nata proprio per rispondere alle situazioni di reale difficoltà prevedendo la possibilità per i privati di saldare i debiti sulla base delle proprie reali disponibilità. Perchè i debiti devono essere pagati, ma bisogna continuare a vivere non perdendo la casa e, laddove c’è questa richiesta, anche garantendo l’università ai propri figli.
Essenziale, nella valutazione che il magistrato fa del piano di rientro, rimane l’esame delle ragioni (sia oggettive che soggettive) che hanno determinato il sovraindebitamento: sono bisogni essenziali o voluttuari? «Un genitore deve poter far fronte alle spese per l’università dei figli se questi vogliono andare avanti negli studi», dice il giudice, «e per questo sempre più nei piani di rientro che vengono presentati c’è proprio la voce delle spese universitarie. E’ evidente che il piano previsto dalla legge non si traduce in una cancellazione del debito. La normativa, infatti, prevede che i cittadini che non riescono a far fronte al pagamento dei debiti contratti, molto spesso a cominciare dai mutui per le case, possano stipulare un piano di pagamento rateizzato verso i creditori ricorrendo al tribunale». L’ultimo rapporto della Cgia di Mestre (l’associazione artigiani e piccole imprese), quello del 2016, racconta che le famiglie italiane sono indebitate in media per un importo pari a 20mila e 300 euro. Pesano soprattutto i mutui di casa, ma una lettura più ampia mette insieme diverse voci tra cui proprio le spese universitarie e quelle mediche. Perchè l’Italia cambiata dagli anni della crisi ha inghiottito gente normale, gente entrata nelle statistiche della nuova povertà senza saperlo. E il sovraindebitamento prima di essere un concetto giuridico è un fenomeno sociale. Perchè basta che uno dei coniugi perda il posto di lavoro per seppellire la normalità di una famiglia con le rate del mutuo di casa e le spese per gli studi dei figli. «La normativa che regola il sovraindebitamento rappresenta una soluzione concreta per molti soggetti che non sono più in grado di far fronte ai debiti contratti verso banche e privati», conclude Cirillo, «e con l’introduzione di queste disposizioni l’Italia si è allineata agli altri Paesi europei. Ma si tratta di procedure che non possono avere tempi illimitati. Secondo le ultime indicazioni dell’Unione Europea non dovrebbero superare i quattro anni».
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