Fano, festa del patrono senza una chiesa

16 Febbraio 2017

Sono inagibili dopo le scosse: la processione si è svolta ma niente messa. E continua lo spopolamento

FANO ADRIANO. È stata una festa dell’emergenza quella che si è svolta martedì a Fano Adriano in onore del patrono del paese San Valentino. La tradizionale processione si è svolta ugualmente, anche se ridotta, ma a causa del sisma la messa per il Santo non si è potuta celebrare nella chiesa madre perché inagibile, così come quella di Cerqueto. C’è stata solo una piccola funzione religiosa a Villa Moreni e il percorso della processione è stato ridotto a causa delle tante vie chiuse per pericolo crollo degli edifici. Ciò nonostante la Pro Loco locale non ha rinunciato ai festeggiamenti e la manifestazione ha raccolto la partecipazione di tanti fanesi, molti dei quali sfollati e che sono tornati per l'occasione. «Ma salutato San Valentino e calata la sera siamo rimasti i soliti quattro gatti», ha commentato con amarezza un residente. Il comune di Fano Adriano, come gli altri comuni dell'entroterra, sta subendo un forte processo di spopolamento che con terremoto e maltempo è diventato inarrestabile. «Quello che è successo con l'emergenza neve è allucinante e ciò non deve più accadere», dice Berardino Nisii della Pro loco, «ai danni del 2009 se ne sono aggiunti altri, c'è il problema del dissesto del territorio e qui non c'è più nessuno. Se gli organi preposti non mettono in atto piani di recupero i paesi montani rischiano di sparire». Della situazione parla anche il sindaco Adolfo Moriconi: «Qui è il deserto assoluto, vanno via tutti e non tornano, e di turisti nemmeno l'ombra. Le attività commerciali sono al collasso e abbiamo anche chiusa la stazione di Prato Selva che è senza gestione e con ogni tentativo messo in atto per farla ripartire che si è arenato». Il sisma del 18 gennaio e l'abbondante nevicata hanno provocato molti danni soprattutto alle abitazioni e si torna a parlare di esclusione dal cratere. «Abbiamo chiesto di rientrare nel cratere e nella zona franca», prosegue Moriconi, «aspettiamo un confronto con le istituzioni perché la montagna sta morendo e sono necessari interventi mirati ed efficaci. Non mi sono mai lamentato dopo i sismi del 24 agosto e del 30 ottobre perché non c'erano molti danni, ma ora è impensabile e discriminatorio che alcuni Comuni della montagna siano fuori dal cratere».

Adele Di Feliciantonio

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