«Fare squadra per arrivare ai fondi europei»

Per l’europarlamentare Pittella ci sono 60 miliardi, una parte può arrivare in Abruzzo
TERAMO. “Cultura, la nuova frontiera della competitività”. Ieri pomeriggio a Teramo si è parlato di come sfruttare al meglio i fondi europei destinati alla cultura. A parlare a una platea fatta da associazioni, esponenti del mondo culturale e professionisti che fanno progettazione europea, l’europarlamentare Gianni Pittella e il project manager di Civica Mauro Vanni.
Pittella in particolare ha detto che l’Unione europea sulla cultura ha un programma da 60 miliardi. Ad esempio per l’industria creativa ci sono un miliardo e 200 milioni. I soldi ci sono, ma perché non arrivano in Abruzzo? Secondo Pittella bisogna organizzarsi e il territorio non è capace di farlo spontaneamente: «Io da 15 anni giro il Centro-sud per promuovere una cultura del partenariato, non bisogna ridursi a 30 giorni dalla scadenza del bando ma lavorare mesi prima. E poi mancano gli europrogettisti, indispensabili per abbattere le barriere che spengono le idee progettuali», ha sostenuto.
Le conclusioni sono state affidate a Giammarco Giovannelli, presidente di Confcommercio, e ad Antonella Ballone presidente dei Giovani imprenditori di Confindustria. «Il patrimonio culturale italiano ha il potenziale per svolgere la funzione di driver dello sviluppo economico», ha dichiarato Ballone, «ma servono nuove strategie per generare valore e opportunità di crescita, tutelando la nostra storia e il nostro territorio e incrementando le opportunità di lavoro. La “vocazione culturale” del nostro Paese è evidente, l’Italia deve puntare in alto e l’Abruzzo non deve essere da meno». Ma, secondo Ballone, per migliorare l’accesso ai fondi europei serve «una forte sinergia tra attori pubblici e privati, un nuovo approccio che vede protagonisti insieme i rappresentanti dell’industria, dell’imprenditoria, dell’arte e della cultura. Il ruolo della cultura per le imprese, anche le più tradizionali è molto importante. Il connubio cultura-economia-tecnologia sta modificando molti aspetti della nostra vita quotidiana, generando un periodo di “culturalizzazione economica”. Per Unioncamere le imprese che investono in cultura hanno le migliori performance nell’export. Anche nel nostro territorio cultura, ricerca, formazione e settori produttivi devono essere rivisti in un’ ottica di sistema integrato; abbiamo necessità di incoraggiare partnership tra aziende di settori differenti». Non a caso usa il termine partnership e non sponsor: pensa a «un “progetto culturale” in grado di richiamare l’attenzione dei media e che coinvolga in senso ampio l’investitore».

