«Fatturato aumentato ma operai licenziati»

Adesione totale allo sciopero e picchetto davanti allo stabilimento I sindacati: «L’azienda cresce però vuole mandare a casa 55 lavoratori»
TERAMO. Prima di essere mille altre cose questa è la storia di quasi duecento famiglie: giovani coppie con il sogno di una casa, papà e mamma con i figli che si preparano a tornare a scuola. Tutto nell’incertezza di un futuro nonostante un fatturato aziendale in crescita. Sono loro i volti della vertenza Hatria, storica fabbrica di ceramiche sanitarie di Sant’Atto e una delle più grandi rimaste aperte sul territorio, i cui vertici hanno annunciato 55 esuberi tra i 185 lavoratori. Nel giorno delle otto ore di sciopero i loro volti si susseguono in un presidio compatto e affollato davanti ai cancelli dello stabilimento. «L’astensione è stata totale» dicono i sindacati.
Il primo sciopero di un pacchetto che l’assemblea dei lavoratori ha affidato alle organizzazione sindacali nell’ambito di una trattativa che si annuncia difficile. Da una parte i sindacati che chiedono di prorogare gli ammortizzatori sociali, dall’altra l’azienda ferma sui 55 licenziamenti. Il tutto con un andamento produttivo in crescita rispetto all’anno scorso. «E’ una situazione assurda», dice Giampiero Dozzi della Filctem Cgil, «c’è stato un 14 per cento in più del fatturato e proprio per questo nessuno si aspettava una decisione di questo genere. Invece oggi ci troviamo di fronte ad una annuncio di licenziamenti nell’ambito di un processo di ristrutturazione che rischia di mettere in crisi tutto un tessuto sociale visto che questa azienda è una delle più grandi rimaste sul nostro territorio». Un’azienda con una grande storia alle spalle ma con un futuro, sostengono i sindacati, privo di un concreto piano di rilancio. Un problema che, sempre secondo le organizzazioni sindacali, accompagna l’Hatria da quando qualche anno fa è stata ceduta dal gruppo Marazzi, multinazionale del settore, a un fondo d’investimenti americano, la Cobe Capital. «Probabilmente», dice Dozzi, «ci si muove più sulla base di strategie finanziarie che industriali. Oggi l’azienda non è disponibile ad una proroga degli ammortizzatori sociali e annuncia licenziamenti. Noi, invece, siamo convinti che quella della proroga degli ammortizzatori sia una strada percorribile, l’unica. Mercoledì ci sarà nuovo incontro, ma nel frattempo stiamo coinvolgendo tutte le istituzioni locali perchè si attivi anche un tavolo istituzionale su questa vertenza». I sindacati hanno proposto il ricorso a contratti di solidarietà, ma l’azienda sembra disposta a fare una ricognizione dei lavoratori pensionabili o che potrebbero accedere al pensionamento nell’arco di un paio d’anni. «Ricognizione», conclude Dozzi, «che noi abbiamo già fatto e il cui risultato è che poco meno di dieci lavoratori potrebbero raggiungere la pensione. Gli altri cosa faranno?». Su una cosa insiste Serafino Masci della Femca Cisl: «il senso di resposabilità da parte di tutto». Dice il sindacalista: «Noi in questa trattativa non ci precludiamo nessuna strada proprio perchè è il senso di responsabilità verso i lavoratori che ci muove, ma la stessa cosa deve fare la controparte. In questa trattativa fino ad oggi non c’è stato nessun avvicinamento delle parti, non sono emersi elementi di novità. La riuscita dello sciopero, e non poteva essere diversamente, dimostra che ci troviamo di fronte ad una situazione molto difficile. E’ necessario che la vertenza approdi ad un tavolo istituzionale regionale perchè servono delle risposte concrete ed immediate». Immediate visto che l’azienda ha annunciato i 55 esuberi allo scadere della cassa integrazione straordinaria. Tra poco più di un mese.
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