Fatture false per quattro milioni: dieci imprenditori a processo

L’inchiesta è partita da una società creata da marito e moglie per emettere documentazione fasulla Nel giro coinvolte imprese teramane, marchigiane e romane. Evasa anche l’Iva per un milione
TERAMO. Ruoli diversi ma con un unico scopo: mettere insieme fatture fasulle per operazioni inesistenti con l’obiettivo, per l’accusa centrato, di abbattere l’imponibile e avere vantaggi fiscali. In dieci, soprattutto piccoli imprenditori, vanno a processo per una maxi truffa con fatture false per oltre 4 milioni e una evasione di Iva da un milione e 200mila euro scoperta dalla guardia di finanza di Teramo. Il rinvio a giudizio è stato disposto ieri dal giudice Marco Procaccini al termine dell’udienza preliminare.
Sotto accusa, nell’indagine coordinata dal pm Francesca Zani, dieci amministratori di società di vari settori risultate operanti non solo nel Teramano ma anche nelle Marche e a Roma. Al centro di tutto, secondo l’accusa che ora dovrà essere provata nel corso del processo la cui prima udienza si svolgerà ad aprile, una società teramana i cui amministratori erano moglie e marito costituita proprio con lo scopo di emettere fatture false. Una società cartiera vuota, quindi senza nessun tipo di patrimonio. Questa società, secondo le accuse, era inadempiente agli obblighi fiscali e artefice di un giro di emissione di fatture false per oltre 4 milioni di euro. Sempre secondo l’accusa di Finanza e Procura avrebbe permesso a decine di imprese commerciali, operanti in diversi settori merceologici, di conseguire indebiti vantaggi fiscali emettendo fatture false a favore delle richiedenti. Questo, naturalmente, dietro compenso.
Le indagini dei finanzieri della compagnia di Giulianova sono partite dalla segnalazione di alcune operazioni sospette riguardanti in particolare una società. Gli approfondimenti, che hanno riguardato anche le movimentazioni sui conti correnti bancari, hanno permesso di fare chiarezza anche sulle modalità di retrodatazione dei pagamenti relativi alle fatture false avvenuta attraverso numerosi prelevamenti di denaro contante. Un modus operandi che, sempre secondo la ricostruzione fatta dalla guardia di finanza, sarebbe stata confermata proprio da uno dei soggetti che si sarebbe prestato all’emissione di documenti falsi. Le successive indagini hanno permesso di ricostruire tutti i passaggi e i movimenti bancari che poi hanno portato all’incriminazione.
Per i dieci, infatti, è scattata la contestazione di reati finanziari e in particolare l’emissione e l’utilizzo di fatture false. Le attività eseguite hanno permesso di accertare i reati di omessa dichiarazione ed emissione di centinaia di fatture per operazioni inesistenti in capo alla società cartiera. E non solo. Secondo l’accusa, infatti, le società coinvolte nel giro avrebbero usato le fatture false per mettere a segno una frode complessiva di Iva di un milione e 200mila euro.
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