FdI: D’Angelo lasci la guida della Provincia

4 Giugno 2023

I consiglieri Corona e Frangioni: «La ricostruzione delle scuole è bloccata, il presidente si dimetta»

TERAMO. «D’Angelo si deve dimettere». La richiesta parte dai consiglieri provinciali di Fratelli d’Italia Luca Corona e Luca Fragioni che sollecitano la convocazione del consiglio invocando un passo indietro da parte del presidente. Camillo D’Angelo, secondo loro, dovrebbe farsi da parte per l’inerzia amministrativa e le vicende giudiziarie in cui è coinvolto.
«Non abbiamo visto nemmeno un suo saluto istituzionale ai nostri ragazzi e soprattutto non vediamo realizzate opere per 10 milioni di euro di interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria come da finanziamenti beneficiati durante la nostra amministrazione», affermano, «e soprattutto vediamo totalmente ferma la ricostruzione, talmente ferma che D’Angelo non ha voluto nemmeno impegnarsi per la scuola jolly, necessaria a nostro avviso per la organizzazione della ricostruzione scolastica».
Su questo fronte in particolare Frangioni e Corona ricordano che il presidente ha a disposizione «quasi 150 milioni di euro di finanziamenti» da investire sull’ammodernamento e la sicurezza delle strutture destinate agli studenti e agli insegnanti. «La scuola jolly non sarebbe nemmeno stato un peso per il bilancio dell'ente perché sarebbe stata finanziata con i fondi per la ricostruzione», insistono i due consiglieri di opposizione, «ma D’Angelo ha deciso di bloccare l’affitto dell’immobile dopo che gli uffici avevano fatto una regolare manifestazione d'interesse pubblico». Corona e Francioni denunciano latitanze anche su questioni ambientali. «Tanto ci siamo prodigati per riportare decoro sulle nostre strada provinciali con l'ubicazione di fototrappole», ricordano, «ma ad oggi sembra che il servizio sia stato sospeso e le strade sono tornate a essere sporche. A tutta questa precarietà e impreparazione si aggiungono i due processi a D’Angelo. Su di uno dei capi di imputazione ci sarebbe l'esercizio abusivo della professione». Per questo dunque il presidente, a cui è unicamente attribuita la prosecuzione di iniziative messe a punto dalla precedente amministrazione, dovrebbe dimettersi «a garanzia della terzietà istituzionale e per rispetto di un ente che tornerà presto ad avere un ruolo più centrale nella vita amministrativa». (g.d.m.)