Felicione: «Sì all’albergo diffuso ma Atri non è in vendita»

17 Marzo 2018

L’assessore comunale al turismo rilancia il progetto ma pone dei limiti ad eventuali investitori esteri Dibattito dopo l’incontro con Kihlgren, l’imprenditore che ha rilanciato Santo Stefano di Sessanio 

ATRI. «Ok all’albergo diffuso, ma Atri non è in vendita». Questa, la battuta sfuggita ieri all’assessore al turismo Domenico Felicione prima della visita in città da parte di Daniele Kihlgren, l’imprenditore italo-svedese che ha donato un nuovo volto turistico all’antico borgo abruzzese di Santo Stefano di Sessanio. La preoccupazione dell’assessore sarebbe quella di evitare che una parte cospicua del patrimonio immobiliare della città ducale finisca in mano a investitori stranieri, o comunque di fuori città, mentre dovrebbe restare dei residenti. L’incontro, organizzato dall’Oasi dei Calanchi, finalizzato alla presentazione del libro “I tormenti del giovane Kihlgren”, è stato motivo da parte di molti intervenuti di chiedersi come l’imprenditore sia riuscito nel l’intento di rivoluzionare il turismo anche in territori dimenticati e lontani dal mare. «Ad Atri abbiamo un progetto che punterà sull’albergo diffuso», ha detto Felicione, «un metodo di gestione che ci permetterà di sfruttare al massimo il nostro patrimonio immobiliare sotto un’unica matrice organizzativa e sotto un unico canale di prenotazioni. Il turista potrà entrare in contatto con la nostra tradizione affittando le case ora spesso sfitte, si innescherà una cultura interna dedita alla ricettività che negli ultimi anni sta veramente soffrendo». L’incontro con l’imprenditore turistico ha di fatto innescato una serie di riflessioni sulle potenzialità della città ducale densa di storia, monumenti ed opere d’arte. Il titolare di una delle maggiori agenzie immobiliari presenti sul territorio la vede in maniera differente da Felicione: «Non è da scartare l’ ipotesi di formare un consorzio di proprietari di appartamenti, terreni e casolari di Atri e proporlo a degli investitori esteri che potrebbero rivalutare e promuovere il patrimonio atriano in tutto il mondo. Il mercato interno purtroppo soffre ed i prezzi scendono sempre più. Se non si da una scossa, anche Atri sarà destinata a spegnersi».
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