Festini rosa in caserma, Parolisi assolto

E’ stato lo stesso pm a chiedere il proscioglimento al tribunale militare perché non sono emerse prove a suo carico
ROMA. Assolto perché il fatto non sussiste. Questa la formula usata dal tribunale militare di Roma che ieri, accogliendo la richiesta di assoluzione dello stesso pubblico ministero, ha chiuso in questo modo il processo a carico di Salvatore Parolisi per i cosiddetti “festini rosa” nella caserma Clementi di Ascoli Piceno, dove l’ex caporalmaggiore dell’Esercito prestava servizio. Parolisi sta scontando una condanna a trenta anni di carcere per l’omicidio della moglie Melania Rea, ed è in attesa del processo in Cassazione, ma almeno questa vicenda giudiziaria minore si è conclusa in modo per lui favorevole.
Un’inchiesta “satellite” di quella relativa all’omicidio, che aveva preso le mosse proprio nel corso delle indagini sulla morte di Melania, quando gli inquirenti indagando sui rapporti fra Parolisi e la sua amante, soldatessa nella caserma Clementi, scoprirono una serie di episodi di molestie e violenze fisiche subite da alcune ragazze che stavano svolgendo l’addestramento militare. Tra questi episodi, stando a quanto avevano riferito agli inquirenti alcune ragazze in divisa, era venuto fuori che Parolisi in una o più circostanze aveva invitato nel suo ufficio delle soldatesse, offrendo loro da bere alcolici, dopo il contrappello, cioè quando i militari di truppa devono restare nelle camerate fino alla sveglia. A vigilare sul rispetto di questa disciplina è preposto il sergente di giornata che in quell’occasione era proprio Parolisi: di qui l’accusa di violata consegna, il reato militare di cui doveva rispondere, che si concretizza quando non viene rispettato un ordine.
A deporre a favore dell’ex caporalmaggiore, nell’udienza di martedì, era stata anche l’amante di Parolisi, ma l’elemento decisivo che ha orientato i giudici del tribunale militare e lo stesso rappresentante della pubblica accusa verso l’assoluzione sarebbe stata la totale assenza di riscontri che potessero suffragare le accuse a carico del’imputato.
«Quando abbiamo ascoltato i testi presentati dall’accusa», fa sapere l’avvocato teramano Federica Benguardato, che insieme ai colleghi Valter Biscotti e Nicodemo Gentile, difende l’ex caporalmaggiore, «nessuno è stato in grado di dire chi era andato nell’ufficio di Parolisi, nè come avrebbero fatto le soldatesse ad allontanarsi dalla camerata attraversando un lungo corridoio sorvegliato da telecamere». Insomma, tanti “si dice”, ma nessun riferimento concreto e accertabile. Senza testimonianze dirette, quindi senza prove, l’assoluzione è apparsa scontata anche al pubblico ministero d’udienza, un magistrato diverso dal titolare dell’inchiesta Antonella Masala. Il pm ha affermato in udienza che nella caserma Clementi di Ascoli si sono sicuramente verificati fatti poco edificanti, ma che a carico di Parolisi non era comunque emerso nulla. Per questi episodi di molestie e violenze sono indagati altri 11 militari, tutti colleghi dell’ex caporalmaggiore, come lui addetti all’addestramento delle reclute di sesso femminile nella caserma ascolana.(e.a.)
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