Festività povere tra quartieri vuoti e attesa dei saldi

24 Dicembre 2016

Bilancio delle vendite di dicembre, si spende solo per il cibo Ma anche in questo caso si cerca di risparmiare il possibile

TERAMO. Il commercio teramano non festeggia per Natale, soprattutto nei quartieri particolarmente colpiti dal sisma come Colleatterrato e la Cona. Meno panettoni artigianali e cesti natalizi e in generale meno "pensierini". Si spende per i beni alimentari e per l'essenziale, mentre per gli acquisti più consistenti si aspettano i saldi. Il terremoto incide sulle scelte dei consumatori che comprano per arredare meglio le case al mare o quelle prese in affitto.

Nel frattempo aumenta la forbice fra i ricchi e i poveri, e se il cliente medio non esiste più, i teramani più facoltosi continuano a investire in prodotti di lusso spostandosi nelle grandi città per fare compere. Il direttore di filiera di una grande catena di elettrodomestici racconta: «Rispetto al 2015 girano meno persone e nell'ultima settimana non c'è stato il boom che si verificava di questi tempi negli anni precedenti. Certo non possiamo lamentarci, abbiamo venduto molti elettrodomestici a famiglie sfollate. Quest'anno si punta all'acquisto utile e sono scesi i "pensierini"». «Il mio punto vendita magari è in controtendenza rispetto ad altri», spiega il responsabile di un grande ipermercato, «ma da noi a Natale, anche con la crisi, il cliente spende. Sarà che qui si vendono perlopiù generi alimentari. E soprattutto per carne di agnello e pesce abbiamo registrato un incremento di vendite. Il nostro punto di forza è che manteniamo i prezzi bassi, preferiamo avere locali spartani e non investire sul volantinaggio, e devo dire che la scelta paga. Certo per tornare agli incassi di dieci anni fa ci vorrà del tempo, ma piano piano recupereremo».

La crisi si fa sentire maggiormente nei quartieri spopolati dal terremoto. Nella zona della Cona Lauro Orsini è il proprietario del supermercato Conad. «Sembra di essere in estate quando la zona diventa deserta perché le famiglie scendono nelle case al mare. Il momento peggiore è stato a novembre quando abbiamo registrato per la prima volta una flessione. E dire che l'esercizio, dalla sua riapertura di tre anni fa, ha sempre avuto un incremento di vendite. Adesso per fortuna stiamo riprendendo il passo, anche se non è come l'anno scorso. I clienti puntano all'essenziale, ma questa è una tendenza che va avanti dal 2008». A Colleatterrato Cristina Mancini è proprietaria di un'edicola e denuncia un 30% di vendite in meno, rispetto al Natale scorso. «D'altra parte, con tutti i palazzi sgomberati, di pomeriggio non gira più nessuno», commenta, «Il Comune potrebbe venirci incontro, per esempio diminuendo la tassa sull'immondizia». «Siamo allo stremo», le fa eco il titolare del panificio di quartiere, «Cerchiamo di sopravvivere fra la crisi generale e quella post sisma, ma è molto dura. Quest'anno ad esempio abbiamo avuto un calo di vendite di panettoni artigianali, che chiaramente costano un po' di più, ma i clienti puntano all'essenziale».

Walter Verdecchia è il titolare del negozio di abbigliamento New Store a San Nicolò. «I clienti non entrano proprio in negozio e spesso quelli che vengono trovano il capo di interesse e si informano sull'inizio dei saldi. Il nostro target di riferimento è medio-alto, ma la classe media non c'è più e per sopravvivere, vista anche la concorrenza delle vendite on line, dobbiamo cercare di intercettare gli acquirenti di fascia alta. Tant'è che abbiamo deciso di riaprire la sartoria per offrire abiti su misura. C'è da dire anche che il cliente teramano è un po' strano spesso mi capita di sentire che molti preferiscono andare a fare acquisti fuori, a Roma e Milano, pur potendo trovare gli stessi marchi, e a un prezzo minore, in zona».

Emanuela Michini

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