Finisce l’odissea per Liberati: condannato, ma tornerà a casa

4 Agosto 2015

Il tribunale della capitale del Gambia ha finalmente deciso: 6 mesi di reclusione o una grossa multa che sarà pagata dalla società armatrice della Idra Q, il peschereccio sequestrato sei mesi fa

TERAMO. Massimo Liberati, il motorista del peschereccio Idra Q sequestrato il 12 febbraio scorso, lascerà il Gambia entro le prossime 48 ore. Nel primo pomeriggio di ieri il giudice del tribunale di Banjul, la capitale del Gambia, ha finalmente emesso la sentenza: condanna a sei mesi di reclusione alle autorità o pagamento di una multa di importo considerevole – di cui al momento non si conosce la cifra esatta – che la società armatrice del peschereccio oceanico, la Italfish di Martinsicuro, pagherà immediatamente per far ritornare a casa il motorista dopo 172 giorni di soggiorno obbligato nella nazione africana. Non appena sarà pagata la multa verrà restituito il passaporto al marittimo di San Benedetto che potrà lasciare il Gambia. Per Liberati termina un’odissea lunghissima, in cui ha vissuto momenti davvero difficili, fino a essere incarcerato nel terribile carcere Mile Two di Banjul, dal 2 al 9 marzo. Dopo è stato liberato e messo in libertà vigilata dietro cauzione con soggiorno in un hotel a circa 10 chilometri dalla capitale. Le autorità di Banjul il 19 maggio hanno autorizzato la liberazione dell’Idra Q., dietro pagamento di una cospicua ammenda, con tutto l’equipaggio, tra cui il comandante Sandro De Simone di Silvi e il nostromo Vincenzino Mora di Martinsicuro, lasciando nel paese il solo Liberati. Sul suo conto era stato aperto un nuovo procedimento a causa della presunta a mancata collaborazione con gli inquirenti nel momento del fermo del peschereccio e, sembra, anche per oltraggio nei confronti di alcuni militari che stavano ispezionando la nave. I militari gambiani, nell’ispezione del natante, avevano trovarono a bordo reti, peraltro non utilizzate, con maglie di larghezza leggermente inferiore – appena due millimetri – a quella consentita. Mentre il comandante De Simone aveva cercato di spiegare il motivo della presenza a bordo di quelle reti, Liberati si era limitato ad affermare che non sapeva nulla delle reti impiegate dalla barca, dal momento che lui si occupava solo dei motori.

Da quel momento sono stati mesi d’inferno per il marittimo, durante i quali si sono succeduti udienze, rinvii e interrogatori. Ieri la notizia della chiusura del processo. «L’udienza si è conclusa e con essa l’odissea di Massimo Liberati», confermano dalla società armatrice. «Due le opzioni: liberazione previo pagamento di un’ammenda o sei mesi di carcere. Ovviamente abbiamo deciso di pagare perché non potevamo lasciarlo lì ulteriormente. In ogni caso questa vicenda è uno scandalo, siamo stati completamente abbandonati dalle istituzioni italiane. Per mesi abbiamo operato solo con i nostri addetti sul posto, con i nostri legali e con i nostri traduttori» .

Sandro Di Stanislao

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