Finisce nei guai per un droga test sbagliato

10 Settembre 2017

Risulta positiva alla cannabis dopo un incidente stradale, ma le controanalisi dicono che non è vero

TERAMO. Esame tricologico, colloquio psicologico al Sert con tanto di test psicoattitudinale, sospensione cautelare della patente e possibilità di vedersi coinvolta in una causa penale. Il tutto per un errore in sede di accertamento tossicologico a seguito di un esame di routine dopo un incidente stradale.
Ma andiamo per ordine. Il 7 luglio scorso una donna dell’Aquila, S.S. di 38 anni, causa un incidente in autostrada all’altezza del casello di Atri-Pineto. L’auto è semidistrutta, ma nel tamponamento si registrano solo feriti lievi, tra cui la stessa donna e i suoi due figli, trasportati comunque in ambulanza all’ospedale di Pescara . È lì che la signora si sottopone all’esame di routine, per l’accertamento delle condizioni psicofisiche alla guida. L’alcol test risulta negativo, mentre l’esame delle urine rivela una positività – poi rivelatasi falsa – ai cannabinoidi, i principi attivi che si trovano nella marijuana e negli altri derivati della canapa indiana o cannabis.
Le analisi di secondo livello, infatti, rilasciate ieri dal laboratorio farmatossicologico del Santo Spirito, accertano la totale negatività all’uso di droghe. Il falso positivo può essere possibile in virtù dell’interazione con una sostanza qualsiasi (anche un banale the alle erbe o un farmaco per lo stomaco) con gli agenti utilizzati per gli esami. Intanto, però, la Procura, sulla base delle prime analisi, ha aperto un fascicolo segnalando l’ipotesi di reato ai sensi dell’articolo 187 (guida in stato di alterazione psico-fisica per uso di sostanze stupefacenti) e la prefettura di Teramo ha emesso un provvedimento amministrativo di sospensione cautelare della patente, notificato il 25 agosto scorso.
«Da quel giorno», commenta la signora aquilana, «mi ritrovo a dover rimbalzare da un ufficio all’altro per districare questa matassa. A piedi, tra l’altro, visto che potrò riavere la patente solo al termine di un lungo iter impostato dall’ufficio di medicina legale dell’Aquila». «Senza contare che», prosegue l’automobilista, «se l’incidente avesse fatto registrare delle vittime o delle lesioni gravi, mi sarei ritrovata coinvolta in una procedura relativa al reato di omicidio stradale, pur avendo in mano le carte che dimostrano il fatto di non aver fatto uso di stupefacenti». La signora, assistita dall'avvocato Umberto Pilolli del foro dell'Aquila si dice pronta a presentare opposizione al provvedimento davanti al giudice di pace di Atri. (cr.te.)
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