Firme false agli esami, assolti i docenti

18 Novembre 2014

La Corte d’appello ribalta la sentenza di primo grado: per i quattro professori dell’ateneo teramano il fatto non sussiste

TERAMO. E’ con la formula assolutoria più ampia del fatto non sussiste che i giudici della Corte d’appello dell’Aquila ribaltano la sentenza di condanna di primo grado e assolvono i quattro docenti universitari dell’ateneo teramano coinvolti nell’inchiesta sulle firme false. I docenti della facoltà di Scienze Politiche, nella loro veste di pubblico ufficiale, nel febbraio del 2013 erano stati condannati per falso ideologico in concorso: per la pubblica accusa avevano firmato verbali d'esame agli studenti pur non essendo materialmente presenti agli esami. Accusa che la procura (titolare del caso il pm Davide Rosati) contestava in particolare al docente associato Francesca Rosati, 44 anni, dell’Aquila, condannata in primo grado ad un anno e quattro mesi. Gli altri tre condannati, tutti ad un anno, erano, all’epoca, docenti a contratto collaboratori della Rosati: si tratta di Piero Giorgi, 49 anni, di Roma; Giovanni Agresti, 40 anni, di Pescara e Maria D’Angelo, 38 anni, di Giulianova. Secondo la procura erano loro che firmavano i verbali al posto della prof associata assente.

Ieri il collegio della Corte d’appello presieduto da Aldo Manfredi (a latere Gabriella Tascone) ha assolto tutti e quattro perchè il fatto non sussiste. Per capire i perchè bisognerà leggere le motivazioni del provvedimento, ma è evidente che la formula usata dai magistrati nel dispositivo spazza via tutto l’impianto accusatorio della procura e la sentenza di primo grado emessa dal giudice monocratico Roberto Veneziano. L’avvocato Luca Marafioti, ordinario di diritto processuale e difensore, insieme all’avvocato Giacomo Satta, della Rosati «esprime la sua soddisfazione per l’accoglimento delle ragioni dell’appello e per la formula assolutoria più ampia che esclude in radice ogni responsabilità della professoressa Rosati ristabilendo le verità dei fatti misconosciuta dalla sentenza di primo grado».

L’inchiesta delle firme false all’università di Teramo venne avviata nel 2008. L'indagine del sostituto procuratore Rosati iniziò a muovere i primi passi dopo alcuni esposti: denunce in cui qualcuno paventava degli illeciti durante lo svolgimento degli esami. Così scattarono le prime indagini e, su delega del magistrato, agenti della Digos e della polizia giudiziaria in più occasioni si presentarono negli uffici dell'università per acquisire documenti, in particolare proprio quei verbali d'esame finiti nell'occhio del ciclone. Parallelamente all'acquisizione di atti gli agenti di pg e Digos raccolsero le testimonianze di numerosi studenti, assistenti e collaboratori citati come testi anche nelle varie udienze del processo di primo grado.

Secondo la procura il docente associato avrebbe fatto risultare di essere presente durante le commissioni d'esame agli studenti, con tanto di firma sui verbali: in realtà, per la procura, in quelle commissioni la docente non sarebbe mai stata presente nonostante le firme. Accuse che, evidentemente, non hanno retto davanti ai giudici della Corte d’Appello.(d.p.)

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