Fondazione Tercas Partite le manovre per il rinnovo del cda

Incertezza sulla conferma del vice presidente De Nardis La politica è già al lavoro per trovare un accordo
TERAMO. Nel prossimo aprile, con l'approvazione del bilancio, il consiglio d’indirizzo della Fondazione Tercas sarà chiamato a rinnovare il consiglio di amministrazione che affiancherà il presidente Enrica Salvatore. Come sempre, pur nel rispetto formale dell'indipendenza che la Fondazione è chiamata a conservare, sono iniziate le riflessioni della politica per l'individuazione dei nuovi componenti del cda. Manovre che potrebbero sembrare anticipate, ma che non lo sono alla luce dei nodi da sciogliere e delle novità introdotte dal nuovo statuto.
Quest'anno si registra una novità importante: l'ingresso di un nuovo soggetto che avrà capacità di designazione di un componente. A differenza del passato, quando il consiglio di indirizzo indicava tre consiglieri cooptati dal suo interno, in futuro potrà indicarne solo due perché un terzo sarà appannaggio della Fondazione con il Sud: una modifica pensata quando Mario Nuzzo era presidente della Fondazione e recepita nel nuovo statuto. Fondazione con il Sud dunque entra tra gli organi che hanno capacità decisionale all'interno della Fondazione accanto alla Provincia, ai Comuni di Teramo, Atri e Nereto, all'università di Teramo e alla Camera di commercio.
Un primo problema si pone per la vicepresidenza attualmente in capo a Vincenzo De Nardis, avvocato teramano al suo secondo mandato. Dalla lettura dello statuto non è chiaro se può essere rieletto e ci sono molti dubbi interpretativi al riguardo. Sembra in discesa invece la strada per la conferma di Marino Iommarini di Atri. Così come per De Nardis, espressione del Comune di Teramo, più incerta è la posizione di Raffaele Marinucci, avvocato di Nereto, e Alessandro D'Ilario, assicuratore rosetano, che sembrano i più vicini a un'ipotesi di avvicendamento. Fare rumors sui "papabili" ora sarebbe azzardato. Di sicuro lo statuto prevede espressamente che «almeno uno dei componenti deve essere residente e domiciliato da non meno di tre anni nel Comune di Teramo, almeno uno debba essere del comune Atri, e almeno uno di Nereto», poiché queste sono le località originarie della ormai ex Cassa di risparmio. Dunque i consiglieri che dovranno essere eletti dovranno essere espressione di quei territori. Ma c'è di più. Le incompatibilità sancite dallo statuto per ricoprire le cariche di componente degli organi della Fondazione sono molteplici. Tra queste spicca l'incompatibilità per tutti i membri della giunta regionale, tutti quelli che ricoprono funzioni di governo, sindaci, presidenti di Provincia, assessori o consiglieri comunali che abbiano ricoperto l'incarico nei 12 mesi precedenti la data di ingresso in carica. Stessa cosa per i segretari o i coordinatori di partiti e movimenti politici, parenti o affini sino al terzo grado dei membri della governance della Fondazione. Vien da sé dunque escludere che la Fondazione possa fungere da contentino politico per l'assestamento di maggioranza del Comune di Teramo così come le indiscrezioni erano trapelate in riferimento ad Alfonso Di Sabatino Martina, e così come in passato erano circolate per Giandonato Morra, segretario regionale di Fratelli d'Italia. E' d'obbligo dunque procedere per esclusione e la politica si sta muovendo d'anticipo. Anche se ufficialmente tutti recitano il "salmo" della "politica fuori dalla Fondazione", è chiaro che le manovre per un accordo sono iniziate. Non si nasconde dietro la foglia di fico il presidente Renzo Di Sabatino, che dichiara: «La Fondazione conserva la sua autonomia, ma è evidente che le nomine non cadono dall'alto. Dovranno esserci degli accordi e proprio per garantirne l'autonomia sarà indispensabile tenere conto degli equilibri sui territori e dare giusta rappresentanza ad essi». (m.d.t.)
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